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2 agosto 1980 ecco la mia storia, dopo 38 anni.

Sabato 2 agosto 1980

Avevo 23 anni, mi ero laureata  in fisica a Bologna a dicembre del 1979 (il 19 per la precisione). Nel 1980 stavo frequentando la Scuola di specializzazione in Fisica Sanitaria quando ad aprile l’Olivetti mi contattò. Un paio di colloqui, prima a Bologna e poi a Milano, e nel giro di un paio di mesi o poco più mi assunse a tempo indeterminato come Analista EDP nella divisione Marketing Mondo. Iniziai a lavorare il 1 luglio del 1980 in via Ripamonti, a Milano, e lasciai la fisica per l’informatica e il marketing.

Dopo un paio di settimane, però, mi dissero che avevano piacere che andassi a lavorare a Ivrea, Palazzo Uffici 6° piano – ala B dove c’era proprio la direzione Marketing Mondo perché volevano darmi la migliore formazione possibile e quindi era meglio essere in sede centrale (d’altra parte dipendevo proprio da loro).

Andavo avanti e indietro da Ravenna tutte le settimane, in treno. Partivo il lunedì mattina all’alba: c’era un treno alle 4,30 per Bologna, poi cambiavo e prendevo il treno per Milano. Da Stazione Centrale in taxi arrivavo a Piazza Castello e da lì prendevo il pulman dell’Autostradale per Ivrea. Rientravo il venerdì pomeriggio, con il pulmann Olivetti fino a Piazza Castello, poi taxi e poi treno fino a Bologna e poi treno fino a casa.

Quella settimana mi dissero che ci sarebbe stata una importante riunione il pomeriggio del venerdì 1 agosto e che era il caso che partecipassi. Pensai, ok, nessun problema rientro venerdì sera a Milano, dormo lì e il sabato mattina prestissimo parto per Bologna. Allora non c’era certo la Frecciarossa. L’arrivo a Bologna mi avrebbe consentito, ritardi permettendo di prendere un treno per Ravenna verso le 10,30. Facile.

All’ultimo momento la riunione saltò. Era caldo, volevo andare al mare, facendo i miracoli (e i biglietti in treno con tanto di sovrapprezzo, allora Internet non c’era per prenotare online), riuscii ad arrivare a Ravenna il venerdì sera tardi. Dopo le 9.

Anche quando andavo in università e dovevo rientrare a casa, quante volte mi capitava di non essere riuscita a mangiare. Avevo preso l’abitudine di comprare qualcosa al bar che c’era al binario 1. Di solito prendevo una brioche o un toast e andavo in sala d’aspetto a mangiarlo. Ci stavo bene in sala d’aspetto. Era comoda. Le persone del bar erano gentili. Sempre un sorriso.

La foto è tratta da : http://reportage.corriere.it/cronache/2015/bologna-2-agosto-1980-io-cero/

E così il 2 agosto avrei dovuto essere lì, avrei preso la mia brioche e sarei andata come sempre in sala d’attesa. Invece no, mi sono salvata.

Quando la mattina del sabato sentii la notizia, sentii come un colpo al cuore. Non volevo crederci. Ero a Cervia con amici,al mare.  Rientrata a casa subito sono stata incollata alla televisione per 2 giorni. Avevo la sensazione della morte nel cuore.

Lunedì 4 agosto 2018

Ma il difficile doveva ancora venire. Il lunedì mattina, 4 agosto dovevo rientrare a Ivrea. Sono partita all’ alba, da Ravenna. In treno non dormiva nessuno, come invece accadeva sempre. Erano tutti svegli. Parlavano tutti. Come sarà a Bologna? Potremo prendere il treno? Ci saranno problemi?

E poi: quanti morti, speriamo che i feriti si salvino tutti. Ognuno raccontava una storia di una vittima che aveva letto nel giornale. C’era quasi una specie di eccitazione.

Poi siamo arrivati a Bologna e il silenzio è sceso. Eravamo in piedi pronti per scendere, non abbiamo guardato fuori dai finestrini. Siamo scesi e solo allora abbiamo alzato lo sguardo. La stazione era là.  Uno squarcio immenso.

Siamo scesi lentamente nel sottopasso. Un odore acre, misto di polvere e morte . Non l’avevo mai sentito prima e non l’ho mai più sentito. Non lo voglio sentire mai più.

In silenzio abbiamo camminato nel sottopasso. In fondo si vedevano le macerie. Poi, lentamente siamo saliti al binario. Il primo libero e quindi il più vicino alla stazione. E allora abbiamo guardato.

In un silenzio spettrale. Io ho abbassato lo sguardo quasi subito, non ce la facevo a guardare. Gli occhi pieni di lacrime, il cuore spezzato. Faceva freddo. Io avevo freddo anche se era il 4 agosto. Non sentivo il peso della valigia, ma mi tremavano le gambe.

Poi è arrivato il treno per Milano. Veniva dal Sud, era pieno. Non dormiva nessuno. Tutti i finestrini erano aperti, tutte le persone erano affacciate. In un silenzio assordante.

Si è fermato. Hanno aperto le porte e non è sceso nessuno. Ci siamo voltati ancora una volta e poi siamo saliti. In silenzio. Seduti. In silenzio. Il fischio lacerante del capotreno e la partenza per Milano. E allora qualcuno si è soffiato il naso, altri si sono asciugati gli occhi. Io avevo il respiro rotto.

Il venerdì avevano ripulito un pò la stazione. Poi mi concessero due settimane di ferie. Rientrai a fine agosto. Avevano risistemato molto. Tutti avevano voglia di ricominciare.

Quel colpo al cuore lo risento ancora, ogni 2 agosto, ogni volta che passo davanti alla sala d’aspetto e guardo la parete oggi di vetro che ricorda l’esplosione. Non posso dimenticare. Non riesco a dimenticare.

 

2 agosto 1980, il mio ricordo