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Business plan: per me, per te, con te

Il post contiene il testo del mio intervento su questo tema al FreelanceCamp di Marina Romea.

Non sono un freelance, lavoro in un grande gruppo IT e dal mio punto di osservazione vedo il business plan come uno strumento indispensabile non tanto e non solo per la componente economica ma soprattutto come supporto alle scelte strategiche (e tattiche) di marketing.

Una definizione come punto di partenza:

Documento che definisce obiettivi, strategie, processi, politiche e azioni con orientamento a medio termine e che delinea i risvolti economico-finanziari delle stesse. Si utilizza sia per finalità legate alla pianificazione aziendale sia per la comunicazione verso potenziali finanziatori e/o investitori. (cit. Treccani)

Un Business Plan serve, in estrema sintesi, per:

  • una nuova attività imprenditoriale (start up, azienda, attività freelance, etc.);
  • un progetto specifico.

La sua struttura è costituita da:

  • parte descrittiva:
    • il business e il suo contesto (analisi competitiva e analisi del prodotto-mercato),
    • le strategie e il posizionamento
    • l’implementazione del piano operativo.
  • parte economico-finanziaria che traduce in cifre i dati raccolti per la valutazione del progetto e prevede:
    • la definizione del piano degli investimenti necessari
    • l’individuazione delle fonti di finanziamento (copertura)
    • la valutazione della redditività
    • la situazione del patrimonio.

Proviamo ora a fare qualche considerazione sul rapporto fra freelance e Business plan.

Business plan

Il Business Plan lo faccio prima di tutto per me. Perché devo:

  • iniziare la mia attività di freelance,
  • differenziarla quando scelgo di lavorare parallelamente in settori limitrofi,
  • espanderla aprendo nuovi spazi e favorendo la nascita di nuove opportunità.

E su questo tema abbiamo il supporto di quanto scrive Francesca Marano nel suo “Chi ha paura del business plan?”

Una riflessione sul  differenziare ed espandere la propria attività: credo sia molto importante rivedere confini e caratteristiche del proprio Business Plan con una certa frequenza e con una giusta dose di elasticità.

Business plan : prenditi una pausa

Nel turbine delle attività in cui si trova a lavorare un freelance occorre prendersi del tempo per aggiornare, rivedere e rimodellare il proprio business plan per adattarlo a quella dinamicità che è una delle caratteristiche salienti della sua attività. Il mercato cambia, i concorrenti pure e la dinamicità associata alla capacità di prevenire e gestire i cambiamenti (capacità che è una peculiarità del freelance) è un elemento vincente.

Business plan

Business plan: il valore del freelance

Com’è invece il caso del Business plan per il mio cliente (sono io che ho l’incarico di realizzarlo perchè sono un freelance-project manager)  ? E quello con il mio cliente (è lui che lo ha redatto) ?

E soprattutto, qual è il valore aggiunto che il freelance porta al cliente e, in particolare, ad un’azienda?

Ci è utile, per individuarlo, considerare gli elementi vincenti di un business plan.Business plan

Secondo me la marcia in più è la creatività. E non è così scontato. Creatività (e competenza) che si esplicitano soprattutto nel marketing plan (molti sono i contributi al FreelanceCamp che rientrano in quest’area e che, quindi, evito di riprendere) e nella competitor analysis.Business plan

Competitor analysis, i concetti di base.

Business plan

Credo sia molto importante non limitarsi a lavorare solo online, anche se oggi la tentazione è forte. Nell’analisi dei competitori occorre ricostruire e tenere conto anche della storia di un prodotto o di un servizio.  E’ fondamentale individuare le ragioni di scelte e dinamiche di scenario. Tutti elementi che possono essere anche offline.

Tutto questo per determinare con il massimo dell’attenzione gli «spazi» lasciati liberi dai competitors, nei quali, con la giusta creatività, inserirsi. Ed è qui che il freelance si distingue per la sua creatività, elasticità, capacità di inventarsi nuove opportunità. Una capacità che può riuscire a creare quel vantaggio competitivo che è la strategia vincente. Il tutto, senza mai perdere di vista target e personas.

Alcune riflessioni finali

Il business Plan:

  • non è un obbligo formale o una perdita di tempo
  • fatelo per voi stessi o per il tuo cliente, non per motivi «contabili» o per richiedere finanziamenti
  • può evolvere, deve evolvere  e modificarsi in funzione dei nuovi scenari del mercato in cui lavori  o lavora il tuo cliente
  • fatelo voi, non delegatelo ad altri
  • e non dimenticate che serve sempre, anche per piccole realtà o piccoli progetti.

Approfondimenti e materiali vari su questo tema sono disponibili in una bibliografia realizzata appositamente per il FreelanceCamp cnella quale ho utilizzato autori e sponsor di questa 5 edizione.

 

Speech e slides

Quando ho iniziato il mio speech ero emozionata e non mi capita spesso (slidesbibliografia e video da YouTube). Poi ho preso coraggio e alla fine è andata. Grazie a tutti.

FreelanceCamp

Di libri, ebook, articoli dedicati al Business Plan ce n’è veramente una montagna.  L’elenco che ho scritto è dedicato al FreelanceCamp perchè ho scelto autori o editori che hanno partecipato all’edizione del 2017.

Al primo posto [e non potevo che iniziare da questo ebook 🙂 ] Chi ha paura del Business Plan di Francesca Marano  fra gli speakers di quest’anno nonché il capitano di C + B . Il libro è edito da Zandegù uno degli sponsor dell’edizione 2017.

Bibliografia Business Plan

Al secondo post una selezione di materiali da Hoepli (altro sponsor del FreelanceCamp): libri ed ebook.

Bibliografia Business Plan
Foto tratta dal programma del FreelanceCamp 2017

Fra i MOOC ho scelto questo corso di Mauro Sciarelli che contiene una interessante lezione dedicata al Business Plan. Il corso fa parte dell’offerta di Federica Web learning .

Fra i tantissimi articoli del DOAJ, ovviamente tutti ad accesso libero, vi propongo questo articolo che ci fa riflettere sulla possibile “morte” del business plan:

The death of the business plan more than ever, learning plans and not business plans are meant to analyze most of business growth alternatives

“This article explores the nature and scope of Business Plans (BP) and Learning Plans (LP). It states that competitiveness and productivity must be understood through the globalization borderless geography, the identification of innovation key drivers, the achievement of a sustainable competitive advantage, the distinction between functional and innovative products and finally the application of the right management/business tools. In this context, LPs portray a flexible work plan and a learning process for fast-changing times. The final conclusion, is that as the unpredictability is part of our common lives today and business as usual should be rare, BPs are about to die.”