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Classis Ravenna è il nuovo museo della città, inaugurato il 1 dicembre 2018.  Tre sono gli elementi che mi hanno colpito durante la visita: l’allestimento, la sua ubicazione, la struttura che lo ospita.

Moderno e lineare, l’allestimento è molto curato. Il percorso espositivo si presenta come un grande racconto della storia di Ravenna e una sorta di elegante vestibolo nel quale prepararsi per incontrare le meraviglie che si troveranno poi, nel corso della visita alla città.

Grandi immagini, video, una time-line che attraversa tutta la struttura e ci accompagna durante la visita.

Classis Ravenna

E’ un museo contemporaneo che non vuole essere solo contenitore ma racconto. Molto evidente la componente didattica e il tono divulgativo che è stato scelto. I reperti sono ben collocati. Alcuni si possono guardare a distanza ravvicinata senza alcun problema, attraverso le lastre di vetro delle teche. I pannelli illustrativi sono chiari.

La collezione esposta non è particolarmente ricca, il numero dei reperti è ridotto ma in questo modo (un po’ come accade nei musei stranieri), non c’è dispersione. Non ho apprezzato le  copie esposte (fortunatamente pochissime).

Interessante, invece, l’incontro dell’opera con la tecnologia. Nell’esempio fotografato, il pavimento musivo si completa con una proiezione di quella che probabilmente era l’immagine raffigurata originariamente dal mosaicista.

Classis Ravenna

Classis Ravenna

 

L’ubicazione

Classis si trova dietro la basilica di Sant’Apollinare in Classe e vicino all’area archeologica dell’Antico Porto.

Classis Ravenna
Photo credits: https://www.parcoarcheologicodiclasse.it

Spoglio, sorge isolato dal resto delle case e questo suo apparire lo rende non convenzionale.

Suggestiva l’onda in mosaico azzurro che accoglie i visitatori. E’ una macchia di colore sull’edificio e una sorta di anticipazione dei colori dei mosaici ravennati. A partire da quelli della Basilica di Sant’Apollinare, vicinissima a Classis.

La struttura

Con un intervento di più di 22 milioni di euro, siamo di fronte al recupero di una struttura industriale convertita in museo. Indubbiamente è una scelta non frequente che ha una sua validità. Elementi di architettura moderna e archeologia industriale, insieme per contenere archeologia e storia, centro di ricerca e laboratori.

Il contenitore di Classis è il vecchio Zuccherificio di Classe, abbandonato all’inizio degli anni Ottanta e rimesso a nuovo con un intervento veramente notevole. Devo ammettere che è proprio l’intervento strutturale quello che mi ha più colpito. Sono state interrate le grandi vasche che venivano usate per la lavorazione delle barbabietole, demolita la ciminiera, eliminati magazzini ed altre strutture limitrofe, il vecchio stabilimento si staglia con le sue linee essenziali. Molto bello il recupero della copertura in metallo e vetro, la nuova struttura richiama la vecchia fabbrica mantenendone intatto il fascino.

Classis Ravenna

In una saletta, è stata ricostruita la vita dello stabilimento. All’inizio del Novecento lo zuccherificio occupava più di 600 operai che trasformavano quintali di barbabietole in zucchero e tanti erano i ragazzi, negli anni 60 e 70, che andavano a andavano a fare la “campagna estiva” per guadagnare un po’. Una presenza importante, quindi, nel tessuto produttivo della città e nella memoria collettiva dei ravennati. Per questo, sono particolarmente suggestivi, nella loro semplicità, i brevi video con le testimonianze  di ex dipendenti e cittadini di Classe.

Il percorso di Classis è appena iniziato. E’ ancora vuota un’ampia area espositiva. Da quanto si apprende ci saranno iniziative soprattutto di tipo formativo, laboratori e quanto altro dovrebbe contribuire a rendere viva questa nuova realtà. Anche la parte di comunicazione digitale è appena partita: pagina Facebook, mancano ancora i profili Instagram (anche se ad oggi ci sono oltre 100 foto scattate dai visitatori) e Twitter,  ma diamo tempo al tempo. Buon proseguimento, Classis 🙂

 

Classis Ravenna, Museo della città e del Territorio
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