Fondazione Querini Stampalia e social: fra storia e modernità

La Fondazione Querini Stampalia è un esempio molto interessante, una vera e propria case history, sul tema “tone of voice”. Operazione non facile ma riuscita con successo. Il ToV è elegante e raffinato, scientifico ma allo stesso temo comprensibile anche a pubblici non specialistici. Un ritmo sapiente di informazione e condivisione, di proposte, testimonianze, nuove idee completa e conferma la linea editoriale che ha da sempre connotato la sua narrazione.

La Fondazione Querini Stampalia

La Fondazione Querini Stampalia nasce nel 1869 per volontà del Conte Giovanni, ultimo discendente dei Querini Stampalia. Unico esempio in città di istituzione in cui si è conservato l’intero patrimonio dell’antica e nobile famiglia veneziana, la Fondazione si propone come luogo di produzione culturale, basata sullo studio del proprio patrimonio storico e museale e sulla riflessione attenta a cogliere le proposte più avanzate della contemporaneità.

Testo tratta dal sito della Fondazione
Credits Didier Descouens Licenza Wikimedia Commons – Palazzo Querini Stampalia (Venice)Palazzo Querini Stampalia (Venice)

All’interno della Fondazione Querini si trovano la Biblioteca, il Museo, un’area per esposizioni temporanee, l’Auditorium.

Una struttura unica, complessa e flessibile, dove sale antiche si affiancano a interventi di architettura contemporanea realizzati da Carlo Scarpa, Valeriano Pastor e Mario Botta, che offrono una  cornice stimolante e funzionale allo studio individuale, a iniziative culturali, a eventi speciali. […] Con il suo testamento Giovanni Querini Stampalia fonda un’istituzione a cui affida il compito di “promuovere il culto dei buoni studj, e delle utili discipline”.

Ancora dal sito

La biblioteca, molto bella, è di carattere “generale” come viene definita nel sito. Prima del Covid aperta fino alle 24 tutti i giorni dal martedì al sabato e i giorni festivi fino alle 19. Aperta sempre, quindi, per accogliere e “ricevere”. Il museo, o meglio, la casa-museo, ci permette di vivere l’atmosfera delle dimore patrizie del Settecento.

Fondazione Querini
Foto scattata durante la mia visita in Querini nel 2017

Negli anni scorsi sono stata diverse volte in Fondazione Querini, per incontri professionali. L’ho visitata e anche “vissuta”: dalla caffetteria alle sale, dall’auditorium al museo. Bella e accogliente anche grazie alle persone, straordinarie, che ci lavorano. A partire dalla Direttrice (da leggere la sua lettera di accoglienza), in cui c’è una sintesi efficace dello “stile Querini”. Uno “stile” che fa si che la Querini sia una struttura di riferimento non solo per i veneziani ma anche per i visitatori che vorrei chiamare ospiti. Perché è così che ci si sente in Querini.

La Querini nei social

Anche i social hanno questa caratteristica: apertura e narrazione coinvolgente ma soprattutto lo “stile” Querini.

Facebook

La pagina Facebook vede un significativo incremento dagli oltre 19.000 like del novembre 2019 ai 23.909  (31 agosto 2022) con un flusso di crescita costante. Alterna i post dedicati agli eventi e alle mostre, a quelli dedicati ai patrimoni bibliotecario e museale. Una presenza importante è il racconto dell’edifico: la storia, le scelte di Carlo Scarpa, gli scorci, gli spazi. Visibilità è data anche agli interventi di restauro e di manutenzione.

Post originale

Il piano editoriale, molto ben curato, non si limita al patrimonio storico ma evidenzia anche il “presente” della Querini. Infatti, inserisce camei dedicati a date/ricorrenze, insieme ai video (bellissimi), ai podcast. Questo esempio da ascoltare è dedicato a scoprire, attraverso le parole di Marigusta Lazzari, il “vortice della Querini”. Museo e biblioteca vivono la loro narrazione mantenendo le proprie peculiarità ma regalandoci una visione d’insieme, unica.

Fondazione Querini

Instagram

“𝗨𝗻𝗮 𝗯𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝘁𝗲𝗰𝗮, 𝘂𝗻 𝗺𝘂𝘀𝗲𝗼, 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗼 𝘀𝘂𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗼 𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼…” è il payoff del brand Querini, che viene riproposto anche nel profilo Instagram. Il profilo, passato dagli 8.000 followers delle fine 2019 agli attuali 15.500 (aggiornamento 31 agosto 2022), riprende il filo conduttore della narrazione di questo “luogo della cultura”.

Le immagini di interni si alternano agli oggetti, ai quote, agli scorci, alle suggestioni del luogo e dei materiali posseduti. In un’alternanza di contenuti, colori, suggestioni. Il feed ci trasmette eleganza, gusto, capacità di narrarsi con immediatezza, in modo raffinato e mai scontato, banale. Il “tone of voice” è istituzionale ma mai scontato, caldo e accogliente.

Fondazione Querini

YouTube

Un approfondimento lo meritano i video, disponibili sul canale YouTube, postati sulla pagina Facebook, altri sul canale IGTV. Un elemento di valore è che i video non sono duplicati nei diversi social, ma, a seconda di dove ci troviamo, scopriamo proposte diverse. Un esempio è “Racconti di luce” presente nel canale YouTube e in un post Facebook ma non su Instagram. In questo modo, pur nella consapevolezza che i pubblici sono diversi a seconda del canale social, si evitano eccessive ridondanze.

Da vedere assolutamente, questo video che parla dell’acqua. La stessa acqua che ha portato tanti danni nel tempo e proprio nell’anno in cui la Fondazione festeggiava i suoi 150.

Linkedin

Rientra in questa narrazione anche il profilo LinkedIn dai quasi 1300 followers del novembre 2019 agli attuali 5.274 (31 agosto 2022). Cosa non proprio ordinaria da trovarsi in ambiente culturale, italiano!! Il “tone of voice” è in linea con gli altri canali ma nel rispetto del taglio professional di Linkedin. Ecco allora, l’evidenza alle collaborazioni con aziende (un esempio di iniziativa), le partnership e, ovviamente, la “giusta” visibilità alle mostre.

La Querini e i social: un esempio di declinazione affascinante. Facebook, Instagram, Linkedin, YouTube sono il risultato di scelte legate a uno stile inconfondibile, un esempio tangibile di come fare branding con eleganza, gusto e attenzione agli aspetti scientifici. Un viaggio bellissimo che invito a intraprendere gustandone particolari, colori, emozioni.

Da ultimo, questo bellissimo video “Preghiere di pietra” terzo appuntamento del ciclo “C’era una volta la peste”. in compagnia di Dora De Diana.

Fondazione Querini
Guarda il video