Giuseppe Bartorilla e le biblioteche ragazzi: un mondo da (ri)scoprire

Riguardavo proprio l’altro giorno la “sezione” dedicata alle letture per bambini e ragazzi della biblioteca di casa. Ho aggiornato il foglio excel che contiene elenco e collocazioni: i volumi sono quasi 200. Per anni i libri per ragazzi non sono mai mancati fra i regali. Ricevuti e donati ai miei figli. Ma in questo scenario c’è una lacuna: la frequentazione delle biblioteche ragazzi. Nel mio caso, vista la mia età anagrafica, per l’assenza di offerta. Per quanto riguarda i miei figli, per mia responsabilità: mancanza di tempo e scarsa organizzazione.

“Alla scoperta della biblioteca dei ragazzi”

A distanza di anni e dopo alcune occasioni professionali di visita a biblioteche ragazzi, ho pensato fosse doveroso dedicare loro uno spazio. Ne ho parlato con Giuseppe Bartorilla (Biblioteca Ragazzi di Rozzano, autore, fotografo e … molto altro) che ringrazio per questo “viaggio” … “alla scoperta della biblioteca dei ragazzi“.

Nel suo libro Giuseppe Bartorilla ci accompagna, insieme ad un gruppo di studenti, attraverso la storia e le finalità delle biblioteche ragazzi. Ci parla di laboratori di lettura, scrittura, incontri con gli autori e illustratori, booktrailer, percorsi bibliografici. Laboratori di scrittura creativa e di lettura, concorsi letterari, giochi di lettura, Festival del libro, notti bianche, mostre. Ma in mezzo a tutto questo straordinario universo di proposte, qual è la sensazione che accompagna utenti e bibliotecar*? Emozione, empatia, emotività, …

Giuseppe Bartorilla e Daniel, Aisha e Sofia

Alla scoperta della biblioteca dei ragazzi è stata una tappa fondamentale nella mia storia professionale e anche personale; una ”emozionante urgenza” da declinare in racconto, anche per ringraziare tutte le migliaia di ragazzi e ragazze che ho incontrato in questi anni. Daniel, Aisha e Sofia, i protagonisti che si muovono in “modalità fiction” dentro il mio piccolo saggio sui servizi bibliotecari per gli under18, sono stati “eletti” – a loro insaputa – per rappresentare gli utenti che hanno calcato le scene della nostra biblioragazzi, protagonisti  delle attività di promozione della lettura messe in campo nel corso degli anni.

Come i nostri blogger dei due gruppi di lettura  che dal 2010 gestiscono i loro spazi digitali senza la mediazione degli adulti (i primi in Italia) per raccontare libri, storie ed eventi o come i tantissimi studenti dei nostri progetti dedicati ai generi letterari (giallo, noir, fantasy, ecc.) che ci hanno emozionato con i loro  racconti brevi, dentro cui veleggiavano vissuti e immaginari. O ancora i ragazzi del vicino istituto superiore pronti a cimentarsi  insieme a una grande autrice come Paola Zannoner,  nella scrittura di un libro, “Messaggi in bottiglia”, pubblicato da DeA Planeta e presentato al Salone del libro di Torino nel 2018.

Emozione, empatia, emotività, … in “Alla scoperta della biblioteca dei ragazzi”

In fondo il mio piccolo libro si proponeva anche di scandagliare gli elementi non solo biblioteconomici ma anche “emotivi” che dovrebbero entrare nella cassetta degli attrezzi dei bibliotecari. In particolare attorno all’empatia si gioca la capacità di avvicinare pubblici. Non solo under, ma anche adulti che, che spesso poco ne sanno di libri, letture e letterature per bambini e ragazzi.

Entrare in empatia con il proprio giovane interlocutore significa in buona sostanza riconoscerne la dignità di lettore eliminando quelle sovrastrutture mentali che spingono gli adulti (bibliotecari) ad avere un atteggiamento da educatore onnisciente. Dall’altro permette di creare soprattutto con gli adolescenti, un rapporto solido, tra pari, a bassa soglia di conflittualità, pur nel rispetto dei ruoli. E ultimo ma non ultimo li spinge a sentirsi protagonisti di quello spazio e di quei servizi che la comunità mette loro a disposizione.

Il vero valore aggiunto

“In uno scenario così complesso che cambia a una velocità pazzesca le biblioteche non possono stare ferme al palo come cavalli che non vogliono partire in una gara altrimenti il rischio di chiudere e dietro l’angolo, ma tranquilli, noi bibliotecari siamo più coriacei e testardi di quanto non si pensi e ci rimettiamo sempre in gioco adattandoci e apprendendo l’uso consapevole di tecnologie e strumenti”(cit.). Certo ma il “vero valore aggiunto” del bibliotecario per ragazzi, al di là delle conoscenze acquisite non è piuttosto creatività e immaginazione? Che superano tempo e spazio ….

Biblioteche ragazzi: un possibile laboratorio per leggere e immaginare futuri prossimi

In realtà creatività e immaginazione dovrebbe essere nella cassetta degli attrezzi di tutti i bibliotecari. Noi siamo avvantaggiati perché ci interfacciamo quotidianamente con chi ne usa a profusione. Ma complesso e interessante è il tema relativo a conoscenze e relative competenze trasversali che dovrebbe appartenere al bibliotecario moderno, immerso in un contesto mediale così complesso come quello attuale. Tema che negli ultimi anni è entrato a gamba tesa nel dibattito bibliotecario internazionale. Sento infatti sempre più spesso affermare che la biblioteconomia da sola non basta più e che ai bibliotecari servono nuove competenze. I bibliotecari per ragazzi da sempre si sono dovuti riadattare per via delle peculiarità della propria professione. Alla propria cassetta degli attrezzi hanno dovuto aggiungere discipline che apparentemente poco c’entrano con la biblioteconomia. Dimostrare di  avere nel proprio DNA professionale un know-how che dovrebbe incrociare o almeno lambire i territori della:

didattica,

psicologia dell’età evolutiva,

psicopedagogia della lettura,

i media, reading e information literacy.

E questa è una ragione in più per guardare alle biblioteche per ragazzi, non semplicemente come un “servizio necessario” ma come un possibile laboratorio per leggere e immaginare futuri prossimi.

Quindi, biblioteche ragazzi come “luogo di incontro e di socializzazione” non solo nella dimensione fisica della biblioteca (stanze accoglienti, offerta ricca, …). Ma anche nelle sue stanze digitali in cui muoversi attraverso nuove modalità di interazione. E poi la storia e il futuro della Biblioteca ragazzi di Rozzano. “Attraversando il mulino è possibile scoprire la storia di Rozzano attraverso l’ antica ruota a pale, immersa dalla primavera all’autunno nell’acqua del canale che va verso le risaie, il vecchio essiccatoio che serviva per asciugare il riso, la tramoggia e tanti altri oggetti che ci ricordano il passato della nostra città”. (dal sito)

La Biblioteca Ragazzi di Rozzano

Giuseppe Bartorilla: bibliotecario per caso e non fotografo

Che contributo porta la tua passione per la fotografia al nuovo approccio phygital (fisico + digitale)? Un approccio nel quale connotazione importante è la capacità di narrare anche attraverso le immagini?

Come segnalo sempre, le passioni dei bibliotecari finiscono qualche volta con incrociare la nostra professione, in particolare quando si tratta di bambini e ragazzi. E in fondo, scherzando (ma non troppo) mi definisco bibliotecario per caso e non fotografo per vocazione, perché la fotografia è in realtà più che una passione: è uno degli strumenti, che uso abitualmente per “leggere” ed esperire il mondo.

É una modalità che mi permette fra l’altro di entrare in sincrono con l’immaginario visivo dei miei giovani utenti, sempre indaffarati a infilare nei social i loro fermoimmagine.

Percorsi narrativi cross e transmediali

D’altra parte sono anche cresciuto immerso nella cultura pop del secolo scorso, molto incline a meticciare generi e mushappare forme narrative, – dal fumetto al rock, dalla poetica della canzone alla cultura hip hop, dal cinema al fotoracconto – anche se in tempi in cui digitale e reti stavano ancora e solo nella letteratura cyberpunk di Gibson e soci.

Quindi l’attrazione fatale verso la crossmedialità c’è sempre stata e per una serie di congiunzioni astrali favorevoli nel mio incedere in una modesta (e forse inutile)  produzione “creativa”  ho incrociato amiche e amici i cui prodotti culturali tendevano verso l’illustrazione, il teatro, il fumetto, la poesia, la scrittura, in un contesto analogico e digitale. Professionisti e artisti che con molta passione e competenza si sono messi in gioco, aiutandomi a costruire, spesso proprio a partire dall’uso “improprio” della fotografia, percorsi narrativi cross e transmediali, condivisi con ragazzi, insegnanti e genitori.

Così si sono palesati progetti come “Immagina Rozzano”, “Salis”, “Fuori Classe”, “Delitti per diletto”, “Luna di notte”, con cui, ibridando fotografia, illustrazione, Haiku, lettura ad alta voce, scrittura creativa, musica, teatro, social, abbiamo provato a rendere i nostri ragazzi protagonisti delle loro storie, utilizzando la ricchezza di strumenti che il nostro tempo un po’ virtuale ci mette a disposizione. Ovviamente il tutto condito da sano e consapevole divertimento.

Giuseppe Bartorilla

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Credits: le immagini sono di Giuseppe Bartorilla.