IIIF

IIIF per nuove opportunità di comunicazione, condivisione e ricerca

Testo del mio intervento a #fuorisummer2021 La biblioteca digitale: stato dell’arte e prospettive. Gli standard per la biblioteca digitale: IIIF (International Image Interoperability Framework) 11 giugno 2021


Il trigger da cui parte l’esperienza IIIF è il superamento dello stato di “silos di dati” che fino a una decina d’anni fa (la nascita della community è proprio del 2011) ha connotato la quasi totalità delle digital libraries fino a quel momento realizzate. Infatti, le applicazioni che le gestivano, definite “applicazioni locali”, se da una parte hanno avuto il merito di far nascere le raccolte digitali, dall’altro hanno contribuito a creare ambienti isolati che nel tempo hanno mostrato limiti importanti. E li mostrano ancora, qualora siano mantenuti in uso.

Apertura, interoperabilità, human-centered view

All’obiettivo primario della community di apertura e interoperabiltà, si aggiungono studi e sperimentazioni finalizzate a migliorare la visibilità e la modalità della fruizione delle immagini IIIF. Questo crea un ambiente in cui trovano una collocazione “di rango” anche UX, storytelling, augmented reality e altri esempi che testimoniano una human-centered view della community.

Proprio questa visione apre a una riflessione dedicata gli aspetti legati alla comunicazione della digital library basata non solo su componenti tecnologico-funzionali ma anche sull’uso di strategie e metodi propri del marketing. Questi ultimi indispensabili per la realizzazione di un adeguato approccio di comunicazione strutturata e organica.

Visibilità: per chi e con quali finalità

Infatti, al di là del supporto (peraltro strategico) che posso avere dalle API e dagli altri strumenti tecnici, il tema è: come faccio a rendere visibile la digital library se non la comunico o lo faccio in modo limitato, circoscritto? E, in particolare, come posso rispondere alle domande: digital library per chi e con quali finalità? È evidente che il primo passo è comunicare che ci sono le risorse IIIF e, ovviamente, che c’è una digital library che le contiene. A chi lo comunichiamo? Prima di tutto al target di elezione rappresentato dall’ambito scientifico: studenti, ricercatori, docenti, studiosi.

Sembra una banalità ma ovviamente se non sai che sono disponibili le risorse IIIF, se non riesci a trovarle, non puoi usarle. E una volta che le hai trovate, devi essere in grado di muoverti in maniera adeguata sfruttandone tutte le possibilità. Su questo tema strategico lavora il IIIF Discovery for Humans (D4H) Community Group.

Analisi dei target , meccanismi di accesso e temi di interesse

L’analisi dei target, dei bisogni espressi e inespressi è la linea di riferimento lungo la quale muoversi ampliando anche i nostri perimetri: siamo sicuri di includere correttamente tutti i pubblici specialistici potenzialmente interessati? Le strutture universitarie certo, i centri di ricerca, ma c’è altro? Oltre ai target è fondamentale individuare i meccanismi di accesso e i temi di interesse per rispondere in maniera adeguata alle necessità. E questo è un compito tipico del marketing che utilizza strumenti e metodi, come ad esempio, le analisi qualitative e quantitative e, per la costruzione delle user personas, diagrammi di affinità, mappe dell’empatia, processi di design thinking . Di fatto si tratta di nuova conoscenza che pone le basi per lo sviluppo conseguente di una adeguata comunicazione.

Nuovi pubblici

Fermarci agli ambiti scientifici e specialistici sarebbe, però, limitativo. IIIF apre scenari inediti che possono attivare meccanismi di engagement rivolti verso nuovi pubblici da coinvolgere. Pubblici che sono il risultato più che di un cambiamento, di un arricchimento rappresentato proprio dall’introduzione di nuovi strumenti e di creazione di prospettive innovative di scoperta e accesso.

Ma una riflessione che viene di conseguenza è: per quale motivo lavorare sull’audience development? Per superare ancora una volta il concetto di silos. Questa volta inteso come superamento dei confini dell’ambito di ricerca e studio aprendo le porte ad uno user journey che coinvolga anche altri pubblici.

Solo per fare alcuni esempi, oltre alla navigazione fluida hanno senza dubbio grande appeal anche per pubblici non specializzati:

  • la scrivania virtuale per confrontare le diverse immagini,
  • il photo-editing online,
  • le web annotation o il disporre di Universal Viewer e Mirador entrambi arricchiti dall’OCR.
Phygital

E tutto questo in un momento in cui la trasformazione digitale e, in particolare, il marketing (anche quello culturale) si apre al phygital e raggiunge una nuova tappa, quella del marketing 5.0.

Il marketing in questi ultimi anni ha subito cambiamenti profondi. Il suo percorso teorizzato soprattutto da Kotler ha visto via via la trasformazione dal marketing orientato al servizio (analogico-fisico) al marketing centrato sull’uomo (il marketing umanistico), al marketing “in un mondo digitale” profondamento diverso dal precedente, generico, “marketing digitale”.

Technology for humanity

Oggi questo percorso segna un ulteriore progresso e si pone l’obiettivo di creare una esperienza per l’utente che sia sempre più coinvolgente. Per raggiungere questo obiettivo, si deve trovare un punto di incontro, una “simbiosi equilibrata tra intelligenza umana e informatica”. E questa è la chiave del “technology for humanity” di cui ci parla Kotler in questo momento, nella recentissima evoluzione della sua visione strategica. Ecco perché la biblioteca digitale può essere vista come un nuovo spazio di comunicazione, condivisione, ricerca. Perché anche grazie al IIIF, è possibile realizzare un approccio marketing 5.0 in linea con il nuovo paradigma “technology for humanity”.