Oltre le immagini gratis: grafica personalizzata e racconto

Nel 1985 Ernst Gombrich scriveva:

“Siamo alle soglie di una nuova epoca storica in cui alla parola scritta succederà l’immagine. (*)”

Non è proprio avvenuto quello che preconizzava Gombrich perché la parola è ancora al centro della nostra comunicazione ma certo

“la comunicazione per immagini permette di raggiungere il massimo effetto comunicativo nel più breve tempo possibile, grazie al suo forte potere di richiamo, alla sua spesso immediata comprensibilità e alla facilità di memorizzazione”.

Cit. Comunicazione visiva

Le immagini nella loro accezione più ampia di fotografie, video, illustrazioni, grafici, fumetti, screenshot, gifs possono fare, anzi fanno, la differenza: una comunicazione corredata dall’immagine “giusta” colpisce, può migliorare la comprensione del testo, rafforzare il tone of voice scelto, portare nuove informazioni.

Ma attenzione:

users pay close attention to photos and other images that contain relevant information but ignore fluffy pictures used to “jazz up” web pages.

Nielsen Norman Group – Jacob Nielsen

Quindi, evitiamo di usare le immagini solo per “ravvivare” la comunicazione perché così non portano benefici. Anzi, possono creare un effetto contrario. Siamo in un mondo in cui l’immagine, se realizzata in modo creativo e originale, facilita quel coinvolgimento emotivo che genera consenso e partecipazione.

Per questo, anche (e direi, soprattutto) in biblioteca, la scelta delle immagini, la loro realizzazione è centrale nel processo di comunicazione del patrimonio, dei servizi e delle iniziative. Proprio grazie a questa consapevolezza sta finendo l’era delle immagini gratis o immagini stock. O meglio, di quelle immagini libere da vincoli di licenza che si scaricano e si usano così come sono. Senza alcun intervento. L’effetto è, nella maggioranza dei casi, una comunicazione impersonale, nella quale manca il tone of voice e i riferimenti alla linea strategica di (digital) marketing definita dalla biblioteca.

Le fotografie originali

È chiaro che una foto originale, scattata negli spazi della biblioteca o che ritrae personale o utenti della biblioteca è decisamente più “viva” e “unica”. Non è detto, però, che sia sempre possibile utilizzare foto originali. Ci possono essere problemi di autorizzazioni (privacy, GDPR), può mancare l’attrezzatura adeguata, essere un po’ inesperti, magari si rischia di essere ripetitivi perché la biblioteca è piccola oppure non si riesce ad essere sempre originali per mancanza di opportunità. A questo punto, ritorniamo alle immagini gratis ma prendiamole in considerazione solo come punto di partenza. Si possono personalizzare in base al nostro obiettivo di comunicazione e scegliere con occhio attento qualche piccolo “motivo grafico”, una animazione, insomma qualcosa che le renda più in linea con la nostra strategia di comunicazione. Sono sempre immagini gratuite ma intervenendo così è diverso dallo scaricarle e usarle così come sono.

Immagini gratis: alcune raccolte interessanti

C’è un universo variegato di siti/raccolte in cui si trovano immagini e altri “oggetti digitali grafici” ma bisogna fare attenzione. Infatti, ci sono siti in cui è obbligatoria l’iscrizione, altri in cui le policy del CreativeCommons sono più stringenti (ad esempio è opportuna la citazione dell’autore), altri ancora che offrono apparentemente immagini gratuite ma alla fine chiedono una specie di abbonamento.  Occorre semplificare l’approccio: fare una selezione accurata e scegliere i siti più adatti alle proprie necessità. Dei tanti sperimentati, ne propongo 4: offrono foto di buona qualità, libere, che si individuano con facilità (grazie ai parametri di ricerca) e, in alcuni casi, anche video, immagini vettoriali e illustrazioni ( a cui è dedicato un post).

Pixabay , Pexels, Unsplash e VisualHunt

Pixabay è il sito che uso di più: oltre alle foto ci sono Illustrazioni, immagini vettoriali (Vectors), Video e, utilissima, la Musica (per i nostri video nei quali vogliamo inserire anche una base).

Pexels mette a disposizione foto, video e un canale di ricerca per temi/autori/utenti. È possibile selezionare orientamento delle foto, grandezza e colori (predominanti).

In Unsplash si trovano solo immagini, forse più “artistiche” rispetto a Pixabay e Pexels.

Con VisualHunt c’è la possibilità di selezionare il tipo di licenza (io scelgo Public Domain) e il colore. Molto bella (e utile) la messa a disposizione per alcune foto della palette di colori con l’indicazione dei codici esadecimali. Come elemento negativo, evidenzio la richiesta la citazione della fonte, sotto la foto o in fondo al post.

Utilizzando le immagini gratuite c’è il problema della riproposizione delle stesse foto in siti diversi: in altre parole, scelgo una fotografia e la ritrovo in un sito che propone tutt’altro rispetto alla biblioteca. Ecco perché è utile l’intervento di “personalizzazione”.

Wikimedia Commons

Da non tralasciare, anche se può apparire scontato visto che appartiene alla galassia Wikimedia, la collezione sterminata di immagini di Wikimedia Commons. La qualità delle immagini è abbastanza diversificata: ci sono foto straordinarie e altre molte meno significative. E’ evidente che non c’è l’operazione di filtro degli altri repository ma la vastità della proposta offre soluzioni per tutte le esigenze. Devo ammettere che lo uso di rado, quando proprio non trovo niente nelle altre raccolte.

Oltre le immagini gratis: personalizzare

L’intervento di personalizzazione è, quindi, molto importante perché contribuisce ad inserire l’originalità del messaggio che vogliamo trasmettere. Per questo le immagini personalizzate rafforzano la brand identity della biblioteca, sono lette da Google come se fossero inedite, destano curiosità nel nostro lettore e ci aiutano nel processo di coinvolgimento.

La foto, l’immagine vettoriale o un piccolo video, diventano quindi strumenti di un messaggio più articolato che la biblioteca propone. Qualche esempio di come possiamo usare materiali gratuiti e personalizzarli. Questo è un modello di Canva (ne parlo più avanti), con fotografie gratuite alle quali ho aggiunto un paio di animazioni per proporre le nuove proposte di lettura sul tema “avventura”. Da non dimenticare (nell’esempio manca): nome, logo (e payoff, se c’è), della biblioteca.

Oppure, possiamo usare un video gratuito per costruire una piccola narrazione: questo micro-video è dedicato a “Scrittura e web: due parole per fare la differenza“. L’ho realizzato con Lumen5 una piattaforma gratuita molto facile da usarsi (è possibile eliminare il riferimento a Lumen5 passando ad una versione a pagamento). Le immagini contenute nel video sono tutte gratuite ed estratte dalle piattaforme citate.

Le immagini gratis o stock possono essere utili anche per i quote che possono essere citazioni (come nell’esempio riportato) “singole”

immagini gratis

oppure (molto meglio) possono avere come filo di narrazione il riferimento ad una rubrica.

Uno strumento molto utile per queste attività di creazione, fra i diversi disponibili, è Canva. Gratuito per la maggior parte delle sue funzioni, è interessante perché fra le tante possibilità offerte, si creano con facilità post, copertine, video e animazioni personalizzate per i social (Facebook, Instagram, YouTube, Pinterest, TikTok). Ricchissimo di modelli, è duttile e permette di ottenere ottimi risultati.

Il racconto

Creare un’immagine non è mai bastato a renderla parlante: i significati nascono dal contesto sociale, dal luogo in cui quell’immagine è posizionata, dal suo valore economico, dalle negoziazioni culturali tra emittenti e fruitori, in poche parole: dall’uso che se ne fa.

Riccardo Falcinelli – Critica Portatile al Visual Design

L’immagine è, quindi, uno degli elementi di una narrazione più ampia che la biblioteca costruisce. È lo storytelling, il racconto che ci indirizza nella scelta delle immagini per costruire stories, reels, post, tweet, …

Ecco perché è così importante uscire dall’uso delle immagini gratuite e entrare nella dimensione delle immagini personalizzate o originali. Del resto, riprendendo Seth Godin anche per la biblioteca il messaggio marketing non si basa più solo “sulle cose che fai” ma su come le racconti.


(*) L’immagine e l’occhio. Altri studi sulla psicologia della rappresentazione pittorica, trad. Andrea Cane, Collana Saggi n.676, Torino, Einaudi, 1985, ISBN 88-06-58073-6