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La biblioteca che verrà di Luca Ferrieri. Note e riflessioni (2 parte)

La biblioteca che verrà di Luca Ferrieri. Note e riflessioni (2 parte)

Dopo una prima riflessione sui temi:

  • della natura relazionale della biblioteca,
  • sulla necessità di “vedere” le persone
  • sul prestificio

riprendo dall’ultimo punto che ho trattato: le digital libraries.

Digital lending

Nella “Biblioteca che verrà”, Luca Ferrieri approfondisce l’applicazione dei modelli di digital lending, portando le sue annotazioni e osservazioni (che possono essere o meno condivise). Il digital lending è oggettivamente un servizio importante, strategico. In questo momento, in particolare, ha offerto l’opportunità di mantenere una continuità di servizio. Ha persino favorito, almeno in alcuni casi, l’avvicinamento di nuovi pubblici alla lettura e alla biblioteca. Lo testimoniano chiaramente i dati pubblicati dai diversi sistemi bibliotecari che adottano le piattaforme di DL. Un esempio, questo resoconto della Regione Emilia-Romagna di lunedì 31 agosto 2020 relativo a Emilib e Rete Bibliotecaria della Romagna, entrambe basate su MLOL.

Nel periodo dal 27 febbraio al 27 agosto 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, i servizi digitali delle biblioteche dell’Emilia-Romagna hanno segnato aumenti molto consistenti: con +137,58% negli accessi, +121,87% utenti unici e +132,98% nelle consultazioni e nei prestiti nelle biblioteche digitali Emilib (la rete che riunisce le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara) e +142,70% negli accessi, +89,51% per gli utenti unici e +136,32% per le consultazioni e i prestiti nella Rete Bibliotecaria della Romagna.

Ma il tema del digitale non è solo digital lending e servizi che potrei definire di infrastruttura (sale attrezzate, wi-fi, …).

Ancora sulle digital libraries

Fino ad oggi, nell’ambito delle pubblic libraries (a cui è dedicato il libro di Ferrieri) sono state viste quasi esclusivamente come teche di collezioni digitalizzate. Contenitori risultato delle campagne di digitalizzazione degli anni passati. Spesso inaccessibili dal web e realizzati con software locali gravati da fenomeni di obsolescenza. Non solo. Nei casi in cui è possibile l’accesso dalla rete è facile trovare una navigazione lenta e difficile. A questo si aggiungono immagini a bassa risoluzione di cui, in alcuni casi è ammesso solo lo scarico.

A questo scenario si affianca la nuova produzione di materiali digitali. Una produzione che ha visto nel periodo del lockdown molti esempi che devono rappresentare una nuova opportunità per le digital libraries.

Digital libraries, quindi, che devono superare il ruolo tradizionale di teche ma che diventano (o possono diventare) strumenti di accoglienza, condivisione e supporto alla conversazione.

Lankes, biblioteca come conversazione e comunità

E qui torna il richiamo a Lankes e alla suo visione di biblioteca. Biblioteca come conversazione, quindi viva, attiva, nella modernità. Non luogo di

di commemorazione della cultura, bensì un luogo dove le comunità possono inventare la propria cultura e la propria identità.

Intervista a David Lankes – Mario Coffa
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È chiaro che la situazione delle biblioteche pubbliche è in divenire. Nessuna ricetta e nessuna esperienza può essere considerata definitiva ma in mutamento perenne. C’è una incertezza di fondo, motivata da scenari organizzativi, politici, scientifici.

Il ruolo e il valore del bibliotecario

Vorrei riprendere le note di commento scritte da Francesco Mazzetta al mio precedente post pubblicato su Linkedin perché contengono una implicita risposta al tema dell’incertezza.

La biblioteca in cui lavoro, nonostante il lavoro profuso in iniziative, resta comunque documento-centrica. E paradossalmente proprio per questo in questo momento sono meno depresso di altri colleghi. Ad esempio di Noviello del Multiplo di Cavriago.

Questo proprio perché il Multiplo è avanti anni luce rispetto a noi come superamento del prestificio e realizzazione di servizi per la comunità che … sono stati bloccati dal lockdown ed anche ora che in qualche misura sono parzialmente riaperti soffrono la paura dei potenziali utenti.

Al contrario io mi ritrovo praticamente nelle condizioni del bibliotecario pre-public library che porge in prestito documenti a cui l’utente non può direttamente accedere. Il gap è forte ma resiste un nucleo tutt’altro che trascurabile di utenti che prenota, chiama, nella peggiore delle ipotesi si fida del giudizio del bibliotecario.

Sono ora al prestito ed ho appena avuto di fronte due ragazzine delle superiori che dovevano leggere un libro fantasy, uno di fantascienza ed uno horror. Un po’ prendendo dagli scaffali young adult, un po’ proponendo a botta sicura Gaiman o King, sono riuscito a trovare libri che fossero di loro interesse.