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Lettura (e non lettura), il ruolo delle biblioteche nella sua promozione

I dati relativi alla lettura in Italia non sono soddisfacenti. Lo sappiamo, purtroppo, molto bene. I dati che si susseguono negli anni bene che vada (come nel documento pubblicato in gennaio 2021 e riferito al 2019), si mantengono costanti ma non migliorano.

Nel 2019 rimane stabile rispetto all’anno precedente il numero di lettori di libri: sono il 40,0% delle persone di 6 anni e più. A partire dall’anno 2000, quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo fino a
tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2019.
La quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani: 54,1% nel 2019 tra i 15 e i 17 anni, e 56,6% tra gli 11 e i 14 anni.

Tra uomini e donne continua a persistere un divario rilevante. Nel 2019 la percentuale delle lettrici è del 44,3% e quella dei lettori è al 35,5%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 2019 si osserva tuttavia una diminuzione significativa di 1,8 punti percentuali tra le donne.

ISTAT – Produzione e lettura di libri in Italia _ periodo di riferimento: Anno 2019 – Data di pubblicazione: 11 gennaio 2021

Leggere “poco” perché?

  • Manca il tempo (ma siamo sicuri ?)
  • Non trovo proposte di lettura interessanti. La risposta a questa possibile obiezione è nei dati Istat: “Nel 2019 sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno, quasi 1,3 libri ogni mille abitanti; di questi, due terzi sono novità (58,4%) e nuove edizioni (8,5%).”

E ancora:

Sono 86.475 i titoli pubblicati a stampa nel 2019 dagli editori censiti, cioè dalle imprese e dalle istituzioni che svolgono l’attività editoriale come attività primaria. Nell’ambito di questa offerta libraria, circa due terzi dei titoli pubblicati sono costituiti dalle novità (il 58,4%) e dalle nuove edizioni (l’8,5%), mentre il restante (33,1%) è rappresentato dalle ristampe.”

ISTAT ibidem
  • Ma cosa dovrei leggere ? Non ho idea …
  • C’è la crisi e quindi le persone non spendono soldi in libri (abbiamo le biblioteche o ce ne siamo dimenticati?)
  • La scuola non forma cittadini-lettori (già …)
  • Leggere non è di moda (???)

Missione impossibile?

Ho elencato alcune delle motivazioni che si leggono in molti articoli sul tema. In effetti sul tema della lettura e, quindi, della non lettura ci sono moltissimi interventi perché non c’è UNA causa della nostra “non lettura“. Direi che è un problema endemico del nostro Paese o, come scrive Maria Stella Rasetti, forse è una “missione impossibile”?

Leggere (e far leggere) non sarà diventata una specie di «missione impossibile»? Nonostante i cambiamenti «antropologici» che hanno interessato i lettori negli ultimi anni, situando l’atto di lettura nel cuore di un fecondo universo multimediale; nonostante i generosi sforzi spesi nel tentativo di rendere familiare il libro nella scuola; nonostante che lettura e libri siano ultimamente assurti al rango di divi, diventando protagonisti di talk show e festival di ogni tipo, e che la lettura sia stata, talvolta, (fra)intesa e proposta come atto taumaturgico, non cresce il suo impatto nella società e stenta ad affermarsi la necessità della sua penetrazione tra le fasce sociali più deboli.

La lettura in Italia: sempre più una “missione impossibile” – AIB Studi V. 52, N. 2 (2012) 

Ebook (e audiolibri)

E’ anche cambiata la gestione del tempo, la nostra “connessione continua” alla rete ha probabilmente modificato il nostro modo di organizzare il nostro tempo libero. Sono cambiate le abitudini. Ad esempio, il fenomeno dell’aumento della vendita degli audiolibri può esserne una testimonianza. In fondo, ascoltare è un altro modo di leggere. Lo sviluppo degli ebook è un altro elemento di speranza.

L’offerta editoriale sta progressivamente integrando la produzione cartacea con quella digitale: ormai quasi la metà (il 45,3%) delle opere pubblicate a stampa è infatti reso disponibile anche in versione ebook. Di queste: circa una su cinque presenta contenuti e/o funzionalità aggiuntive (19,8%). La versione digitale è particolarmente diffusa per i libri di avventura e gialli (81,0%), %), quelli di attualità politico-sociale ed economica (69,0%), di matematica (66,2), di filologia e linguistica (62,6%). Il mercato del libro digitale è ancora prerogativa dei grandi editori, i quali pubblicano circa il 46,2% del numero complessivo di libri in formato e-book, a copertura del 67% delle opere pubblicate a stampa. Un titolo su quattro è pubblicato invece da medi e piccoli editori e solamente il 4% dai micro-editori.

Report ISTAT pag.3

Non ci sono più scuse. Supporti diversi, contenuti vari, produzione per tutti i gusti.

È chiaro che, come scrive Annamaria Testa in un suo articolo tutto questo

non significa “vendere i libri come se fossero saponette”, ma trovare modi efficaci per far incontrare buoni libri e lettori interessati, e per incoraggiare la lettura trasformando lettori deboli o potenziali in lettori effettivi .

Ma soprattutto

promuovere, prima ancora che i libri, la lettura (qualsiasi tipo di lettura) restituendole accessibilità, desiderabilità e valore”.

Biblioteche e promozione della lettura

Le biblioteche, che hanno la promozione della lettura fra le missioni della loro stessa esistenza fanno miracoli con i mezzi di cui dispongono. Incontri con gli autori, festival della lettura, il lavoro quotidiano del bibliotecario che segnala, suggerisce, propone. Una promozione costante, fatta al banco del reference e sui canali social. Nelle pagine di siti, nei blog, in tutte le occasioni di incontro con i lettori. Vengono anche utilizzati i 4 spazi della biblioteca (lo spazio di ispirazione, lo spazio di apprendimento, quello di incontro e lo spazio performativo) per favorire l’incontro con i libri che possono aiutare nelle attività, associate agli spazi: scoperta, partecipazione, esperienza, creatività

I bibliotecari promuovono la lettura in ogni occasione del loro lavoro. È, appunto, una parte importante della loro missione professionale. Lo fanno pervicacemente, strenuamente, senza arrendersi.

Le biblioteche in Italia

Certo che i dati ISTAT contenuti nel report pubblicato il 23 aprile 2021 e riferito all’anno 2019 mostrano una situazione che definire “complessa” è dire poco. C’è una differenza spaventosa fra nord e sud :

In Italia sono presenti tre biblioteche ogni 100 Kmq e una ogni otto mila abitanti. Nel 58,3% dei comuni italiani è ubicata almeno una biblioteca ma il 64,5% delle biblioteche è concentrato in sette regioni: Lombardia (1.398), Piemonte (721), Emilia-Romagna (627), Veneto (617), Lazio (530), Toscana (468) e Sardegna (431).

Report ISTAT

Gli indici

Ancora ampio il divario tra Nord e Mezzogiorno nei servizi offerti
I tre indicatori di seguito utilizzati, che misurano l’orientamento al servizio delle biblioteche e l’efficacia delle azioni e iniziative condotte, mettono in evidenza una realtà variegata dal punto di vista territoriale con un evidente divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud per tutti e tre gli indici considerati.

L’indice di impatto

L’indice di impatto, definito dal rapporto tra iscritti al prestito sul totale della popolazione di riferimento, esprime il livello di radicamento delle biblioteche sul territorio e la loro capacità di soddisfare i bisogni di informazione e lettura dei cittadini.

Pari al 15,2% a livello nazionale, raggiunge valori molto alti soprattutto nelle Province di Trento e Bolzano (rispettivamente 35,7% e 24,5%), in Valle d’Aosta (28,2%), Toscana (25,1%), Emilia-Romagna (21,6%) e in Friuli-Venezia Giulia (20,5%).

L’impatto delle biblioteche è decisamente minore nella maggior parte delle regioni del Mezzogiorno: Campania (4,6%), Calabria (6%), Sicilia (6,2%), Molise (6,9%) e Puglia (8,7%) mostrano infatti valori molto al di sotto della media italiana (Figura 2).

L’indice di frequentazione

Analogamente a quanto calcolato con riferimento agli iscritti, l’indice di frequentazione misura l’attrattività esercitata dalla biblioteca sui cittadini, attraverso il numero di visite totali annuali per singolo utente potenziale nella biblioteca. Nel 2019 l’indice nazionale è di una visita per cittadino
(0,98), soltanto Valle d’Aosta (2,39), Emilia-Romagna (2,24) e Provincia di Trento (2,09) superano il valore di due ingressi per utente potenziale.

L’indice di prestito

Per il 2019 l’indice di prestito nazionale è di 0,96: quasi un prestito per utente potenziale, con valori nettamente più elevati nella Provincia di Bolzano (4,48), in Valle d’Aosta (3,37) e nella Provincia di Trento (2,96). Lombardia (1,98), Emilia-Romagna (1,40), Veneto (1,26) e Friuli-Venezia Giulia (1,21) ottengono un indice di poco superiore alla media nazionale mentre Sicilia (0,05), Puglia (0,05), Basilicata (0,09), Abruzzo (0,09) e Molise (0,09) mostrano valori molto al di sotto.

Che dire … c’è molto, molto da fare per cercare di attenuare il divario fra le diverse zone d’Italia e per potenziare il processo di avvicinamento alla lettura. Occorre che le biblioteche siano resistenti e resilienti. È auspicabile anche che vengano messi a disposizione strumenti adeguati e che non siano lasciate sole.

Per sognare non bisogna chiudere gli occhi, bisogna leggere

(Michel Foucault)