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Lo gnomo, i rondoni, la macchia di acacie e il pergolato di vite

In questi giorni ho ritrovato per caso (riordinando vecchie carte) un paio di fogli dattiloscritti. Non so dire quando ho scritto questa piccola storia che in realtà più che un racconto è un ricordo, o meglio, quasi un sogno che avevo fatto da bambina. I protagonisti sono la casa dove abitavano i miei nonni quando ero piccola e il mio gnomo.

Lo gnomo

La casa era a forma di sette con davanti uno spazio piuttosto ampio con i box per il maiale e le galline. Di lato, verso destra uscendo da casa, una folta macchia di acacie che noi chiamavamo “rubini” (forse non pronunciando correttamente il nome scientifico robinie). Sotto gli alberi un piano di cemento un po’ rialzato (rispetto la superficie del terreno).

All’interno c’erano poche stanze: la cucina, un retro, la camera da letto, un salottino con attigua una piccola stanza chiamata “il camerino”.

Il salottino non aveva finestre ma, ina una parete, c’era una porta di legno scuro che io non sapevo dove portasse. Di sera, a volte, andavo coi miei a mangiare da loro. Soprattutto d’estate: in campagna fa meno caldo. I rondoni volavano bassi e andavano e venivano senza interruzione sotto il pergolato di vite (che c’era sopra la porta d’ingresso).

A volte quando nessuno mi badava mi intrufolavo nella stanza per me misteriosa. Un’upupa imbalsamata e un grosso cane di gesso sembrava facessero la guardia a qualcosa.

Io mi nascondevo sotto la scrivania e aspettavo. Mi giungevano ovattati i rumori della casa e d’inverno, si sentiva il vento (forte).

Casa di fate. C’era uno strano profumo e ogni cosa nascondeva una sorpresa: dentro un cassetto vecchi timbri, fogli, un po’ di tutto.

Ma soprattutto c’era la porta marrone. Chiusa con un chiavistello. Era forse la porta di un regno incantato?

Fuori, dal cortile di ghiaia, avevo visto tante volte nel muro esterno della casa una rientranza, ma non vi davo importanza.

La nonna mi dice che cambiano casa.

Io penso che forse è la volta che apriranno la porta: forse al di là della porta c’è uno gnomo! (i rumori c’erano e li sentivo distintamente, quindi doveva esserci qualcuno là dietro)

Ed ecco, bisogna portare fuori il tavolo del salotto. Non passa dalla porta interna. Il nonno viene con una grossa chiave … schiava … la porta marrone fa uno scricchiolio … che sia lo gnomo? Si apre.

Davanti a me il box per il maiale e le galline, la folta macchia di acacie, il pergolato di vite. I rondoni che volano bassi. I rumori non si sentono più ovattati, lo gnomo è fuggito.