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Il Museo si definisce (nuovamente)

Alessandra Frontini ci offre un nuovo interessante contributo dedicato alla news del momento: la nuova definizione internazionale di museo.


Siamo in un momento storico per il mondo museale. Il 24 agosto 2022, a Praga, durante la conferenza generale l’International Council of Museums (ICOM), ha adottato la nuova definizione di museo. Quella attuale era datata al 1946 ed integrata già sette volte.

Dopo 61 anni, è stata approvata la nuova Definizione di Museo che è passata da un’unica lunghissima frase:

Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sul patrimonio tangibile e intangibile dell’uomo e del suo ambiente, lo acquisisce, lo conserva, lo comunica e in particolare lo espone per scopi di studio, educazione e diletto.

A questi tre paragrafi. La modifica stilistica salta all’occhio – ancor prima di leggere la definizione – e funziona benissimo per snellirne la lettura. Le parole in grassetto – che attenzione non sono le uniche modifiche – servono ad evidenziare i nuovi concetti introdotti.

“Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze.

Accessibile, inclusivo e sostenibile. Questo sono le linee guida che si sono prefissati i professionisti dei musei in un processo interno ad ICOM durato anni. Neanche a farlo apposta, il continuo del mio intervento per lo Spazio Ospiti di questo fantastico blog riguarderà proprio la community (stay tuned).

P.S. Se vuoi leggi la prima parte e scopri dove lavoro … 😉

I pubblici, sostantivo plurale

Da studente in museologia qual ero, ho sentito più e più volte parlare del pubblico al plurale. Diciamo pure che nel campo della museologia il sostantivo singolare Pubblico non viene praticamente utilizzato. Già 10 anni fa, quando percorrevo le aule del dipartimento di Museologia di Liegi, si parlava di diversità di pubblici – mai di target – e spesso anche di pubblico virtuale e reale. Alcuni Direttori museali ci raccontavano di tenere conto [anche] dei visitatori del sito internet (nb.  organizzavano delle mostre fruibili solo online) e tra loro c’era addirittura chi li conteggiava tra i visitatori a fine anno. Lo ripeto, dieci anni fa.

Inutile dire che il tempo gli ha dato ragione. Adesso è così a tutti gli effetti; durante la pandemia ed i reiterati lockdown, abbiamo trasferito il più possibile le attività del museo sul www. Mi vengono in mente le visite guidate a distanza alla Cappella Sistina. Un fantastico modo per fruire dell’arte a distanza e che offriva democraticamente la possibilità a più persone, anche fisicamente lontane, di gioirne.

Credits

Da dove arriva la comunità?

Scopriamo assieme l’etimologia della parola comunità per affondare le radici nell’essenza stessa dei musei. Com’è facile intuire, questa parola proviene dal latino commùnitas che significa “società, partecipazione”. Eppure la parola da cui deriva munus ha più di un significato, come moltissime parole latine.

Alla voce munus  la prima traduzione riguarda il concetto di “obbligo”. L’aggettivo derivato communis indicava un incarico in una situazione condivisa, insieme agli altri. È da questa interpretazione che deriva il concetto di comunità civile e socievole, legame di partecipazione di un gruppo. Tuttavia il munus non era solo un obbligo ma anche – soprattutto nell’origine antica del termine – un dono, un favore, un’offerta in voto. Quello che oggi chiamiamo “regalo”. Da qui, il ruolo dei musei e il ruolo che rivestono/dovrebbero rivestire all’interno di una comunità.

Conclusioni

Sin dalla primissima definizione di museo, quella datata 1946, era chiaro che un museo senza pubblico non era un museo. Un luogo che colleziona, cataloga e restaura opere d’arte (o altro) senza interpretarle, valorizzarle e renderle fruibili dalla società, non può definirsi museo. Sarà al massimo una collezione privata d’arte. Questo aspetto è ancora più chiaro nella nuova definizione. L’introduzione di questi tre paragrafi richiama l’attenzione, come un monito, proprio sull’indirizzo che dovrebbe seguire la gestione museale: Accessibilità, Sostenibilità e Comunità. Una “vision” che non dovrebbe essere adottata solo dai musei, ma che si dovrebbe applicare a tutta la società. Del resto i musei altro non sono che il riflesso della società in cui operano.


Il testo è di Alessandra Frontini, tutti i diritti riservati