Crea sito

Naming, dall’inglese “denominare” è lo studio della scelta dei nomi di prodotti, servizi, attività, aziende, etc.

E’ una branca del branding e si occupa della parte verbale del brand. Se ci riflettiamo un attimo, cosa ricordiamo di una marca (brand)? Un’immagine, un logo, il nome, oppure una combinazione fra loro.

“Ogni nome scelto rappresenta un’immagine ben definita che racchiude in sé una storia oppure un destino. Per questo motivo la scelta di un nome, […] è il frutto di un’operazione strategica di marketing che prende in considerazione sia la qualità dell’oggetto da denominare, sia il possibile utilizzo nel contesto stabilito. ” (cit.Wikipedia)

Credo che il naming sia uno dei settori del marketing più  impegnativi. Sono d’accordo con Beatrice Ferrari, quando dice che “è fondamentale perché dura per sempre”.  E “non possono esserci ripensamenti, a meno di avere tanti soldi a disposizione“.

La scelta del nome è un momento d’incontro fra creatività e analisi di mercato, fra originalità e chiari obiettivi di utilizzo. La ricerca deve essere accurata, studiata e ben analizzata.

Naming e cultura

La prima reazione potrebbe essere: ma cosa c’entra il naming con biblioteche o musei?

Riprendendo e parafrasando la frase riportata qualche riga fa: la scelta del nome è un momento d’incontro fra creatività e consapevolezza dei nuovi bisogni del pubblico, fra originalità e chiarezza in termini di missione della biblioteca e del museo.

Alessandro Bollo, in un lavoro del 2012 parla del

il rinnovo dei linguaggi, dei registri e degli strumenti della comunicazione

e fra questi c’è anche il naming.  Tante sono le situazioni in cui il naming trova la sua applicazione. Pensate all’apertura di un nuovo museo e alla scelta del nome “giusto” : MUDEC, MAXXI, MART, MUSE solo per fare alcuni esempi notissimi.

Ma senza arrivare al naming di una struttura, che è uno dei momenti più complessi, ci sono tante situazioni in cui occorre fare naming.

I bibliotecari sono bravissimi a fare naming, ecco qualche esempio.

Il nome del blog della biblioteca (mi viene in mente Letto & detto della Biblioteca di Spinea), di una iniziativa per  promuovere un ciclo di incontri con gli autori (Disognando di Sala Borsa), di un festival della lettura (penso a Ravenna al Tempo ritrovato organizzata in collaborazione con Biblioteca Classense), di un’iniziativa che dura nel tempo come, per esempio, Ghirlande, i 9 GdL della biblioteca di Brugherio, giunta ormai al sesto anno. Un altro caso è  Coccole e parole – Ai bambini piace leggere – I cesti sonori della Biblioteca MEMO di Fano.

In ambito museale (e anche i professionisti di questo settore non scherzano in fatto di capacità creative), il naming ha la sua applicazione, ad esempio, nella scelta del nome giusto per una mostra o per una serie di incontri. Pensiamo ad esempi famosissimi da Frida Kalho – Oltre il mitoL’Eterno e il tempo tra Michelangelo e CaravaggioStati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni solo per citare alcune mostre del 2018.

Ci sono regole da seguire per fare naming correttamente?Vediamo alcuni suggerimenti.

Scegliere nomi facilmente pronunciabili e originali. Memorizzabili e piacevoli. Evitare nomi bizzarri o evidentemente fuori contesto.

Molto utile è fare una mappa concettuale : foglio, penne colorate, si scrive la parola da cui si vuole partire al centro e poi si uniscono fra loro le altre parole ad essa collegate.

Indispensabile è:

  • definire molto bene il target e, in particolare, individuare le user personas a cui rivolgersi
  • studiare bene scelte e proposte.

Credo molto alla condivisione e al confronto: una fase di brainstorming è utilissima. Stare attorno ad un tavolo (meglio se reale e con carta e penna) e mettere insieme osservazioni, competenze, suggerimenti di persone con diversi livelli di coinvolgimento professionale nel tema.

Nelle aziende il protagonista del naming è il copywriter al quale si chiede di trovare quello giusto e che diventi un marchio forte. Un colpo di creatività? macchè … tanto lavoro, molta  competenza e certamente anche una buona dose di creatività. In questo processo è coinvolto, ovviamente, il marketing perché il naming concorre all’identità di marca (marketing mix). La semiotica che ci aiuta a dare il significato corretto al termine scelto e il diritto per le attività legate alla registrazione e al copyright.

Spesso, però ai processi codificati si preferiscono altre modalità. Infatti, a volte,  la scelta dei nomi non rispetta nessuno dei parametri o del processo descritto. Vediamo qualche esempio

Naming: come sono nati alcuni marchi ?

IKEA : iniziali del suo fondatore – Ingvar Kamprad – e di Elmtaryd and Agunnaryd, il villaggio dove  è cresciuto.

Lego: deriva dall’espressione danese “leg got”, che significa “gioca bene”.

Skype: è il risultato della crasi fra Sky (cielo) e e-per abbreviazione di Peer-To-Peer. Il risultato è Skyper ma visto che il dominio era già occupato, bastò togliere una “r”.

Adidas: da Adi il soprannome con cui gli amici chiamano Adolf Dassler e le prime tre lettere del cognome.

Amazon: inizialmente si chiamava Cadabra (per richiamare abracadabra ?) poi Jeff Bezos decise di cambiare nome alla piattaforma inizalmente nata come libreria on line. Dizionario alla mano, voleva un nome che iniziasse con A per essere sempre in testa alle liste alfabetiche e scelse Amazon, dal nome del Rio della Amazzoni, il fiume più lungo del mondo (una premonizione per quella che è la grande internet company del mondo?)

Google : deriva dal termine inglese googol che indica il numero intero con 1 seguito da cento zeri (sarebbe 10100). Termine scelto dal matematico Edward Kasner nel 1938 . Larry Page e Sergey Brin scelsero questo termine per dare l’idea della capacità di indicizzare un numero enorme di dati. Poi ci fu un’errore di scrittura al momento della registrazione e nacque Google.

Quindi, i grandi marchi ci insegnano a “giocare” con le lettere, essere creativi, semplici ed essenziali. Ci consigliano di scegliere nomi corti e musicali. E perché no … di  sbrigliare la fantasia.

 

Il naming nella cultura, solo qualche esempio

namingf
Perché eFFeMMe23 : l’acronimo di Fornace Moie e 23 come 1923, data in cui la Fornace, considerata una delle più importanti delle Marche, viene organizzata in maniera industriale e dotata del forno Hoffmann. 23 come il numero civico dell’intera area.
Al naming si aggiunge un progetto grafico e una serie di altri elementi distintivi che costruiscono un brand di successo.
naming
Mediateca Montanari, semplicemente: memo. Un acronimo che unisce i due termini, un riferimento alla memoria e alla conservazione per una struttura innovativa, proiettata verso il futuro.
naming
Per finire, l’esempio di Nati per Leggere: come descrivere con 3 parole un mondo straordinario.
Una nota conclusiva: il naming non è un fenomeno isolato ma una fase precisa  di una strategia di marketing (nel nostro caso) culturale .
 Il marketing applicato al contesto artistico e culturale può diventare il terreno privilegiato per sperimentare modelli e strumenti di relazione e condivisione peculiari, ma di interesse e  riferimento anche per altri settori: da importatore di formule e di modelli, il marketing culturale può diventare esportatore di innovazioni e casi esemplari. (A. Bollo, ibidem)
Naming: in biblioteca e nel museo perché scegliere il nome giusto
Tagged on: