Il 16 marzo del 1978: sembrava una mattinata come tante

Il 16 marzo del 1978 era una mattinata come tante. Era giovedì ed io avevo già programmato di rientrare a casa nel pomeriggio.

Le lezioni finivano spesso di giovedì  e a me faceva molto piacere perché a Bologna non sono mai riuscita a studiare bene. La mia camera, a casa, era l’ambiente ideale. Silenziosa, confortevole e soprattutto con la mamma che pensava a tutto.

Quella mattina ero già pronta: prima di andare a lezione avevo preparato le borse e sistemato la camera.

Facevo il terzo anno di fisica, indirizzo applicativo all’Università di Bologna. L’istituto Augusto righi era (ed è) una bella palazzina nel verde, in via Irnerio al numero 46.

Istituto di Fisica A. Righi – credits Dipartimento di Fisica Astronomia – Università di Bologna

Avevo lezione con il prof.  Silvio Bergia : Metodi matematici della fisica.

Saremo stati una ventina in aula. Dopo il biennio tutti insieme, dal terzo anno ciascuno sceglieva il suo indirizzo e ci dividevamo in tre gruppi. Fisica teorica, applicativa, didattica (l’indirizzo per l’insegnamento). Il mio corso era partito con 100 matricole, poi qualcuno si è perso per strada e i tre gruppi alla fine erano costituiti da una ventina di persone ciascuno.

Il prof era molto in gamba, tutti in silenzio, concentrati a seguire le sue parole.

Ad un certo punto sentimmo suonare la campanella. Ma sì proprio la stessa che si sentiva al liceo quando finivano le ore. Ci siamo guardati in faccia: come mai suona? Mai sentita in tre anni (e dire che passavamo un sacco di tempo in facoltà).

Passano 5 minuti e si spalanca la porta, entra uno dei capi del Movimento studentesco di Fisica. Guarda il prof e noi. Poi si avvicina alla cattedra e dice (non con queste parole precise ma il contenuto è questo): ragazzi hanno rapito Aldo Moro e hanno ammazzato tutti gli Agenti di scorta. In centro a Roma, in via Fani.

Una pausa. Scende un silenzio assordante.  Riprende: adesso vi alzate  e ve ne tornate tutti a casa. E chi è di fuori e può farlo (perché non abita troppo lontano) va proprio a casa dalla sua famiglia. Ma subito. Non aspettate. Prendete il treno e andatevene tutti.  Sentirete notizie dalla televisione. Riprenderemo le lezioni lunedì se non succede altro. Tutto chiaro? Poi è uscito.

Ci siamo guardati, non una parola. Sono letteralmente scappata. Presa la borsa e i libri, abbiamo affollato gli autobus per la stazione di Bologna. Eravamo come sardine. La stazione era strapiena, più di sempre. Tutti via. Nel treno per Ravenna ne parlavano tutti. Avevamo poche notizie. Sono arrivata a casa attorno alle 14 del 16 marzo 1978. In casa la televisione era accesa e non è stata spenta per ore.

_________________

L’immagine in evidenza è uno screen shot ridotto della pagina dedicata al rapimento Moro della Camera dei deputati