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Summer School 2020 Fondazione per Leggere: la biblioteca che verrà

Summer School 2020 Fondazione per Leggere: la biblioteca che verrà

Mi sono imbattuta quasi per caso nella promozione della prima Summer School biblioteconomica organizzata da Fondazione per Leggere. Letto il programma e le note di presentazione, visti i docenti e l’impostazione del corso, ho deciso in meno di 5 minuti: mi sono iscritta.

Perché

Perché frequentare la summer school adesso? La formazione non può arrestarsi, il “lifelong learning” deve accompagnare, fino a quando è possibile, ogni professionista, ogni persona. Adesso perché l’esperienza del lockdown, per certi aspetti devastante per altri incredibilmente stimolante, porta ad una impellente necessità di incontro e confronto. Come dice Riccardo Luna, in un articolo recente, questo è “il migliore dei tempi possibili per cambiare strada“. 

Usciamo, infatti, da un periodo sospeso, che ci ha imposto una riflessione. Un (lungo) momento di vita rallentata in cui tutti noi abbiamo avuto l’opportunità, o, piuttosto, siamo stati spinti dalle circostanze, ad un ripensamento, spesso non solo professionale, di quanto avevamo fino a quel momento dato per scontato. Per me, per citare Luca Ferrieri e il suo ultimo libro, piuttosto che “una lunga bonaccia”, il lockdown ha assomigliato di più alla “tempesta perfetta”. Quindi, ecco perché ho scelto la Summer School: per avere uno spazio di scambio, di conoscenza, di confronto critico con i quali (almeno provare a) dominare la tempesta perfetta.

I docenti

Credo che non abbiano bisogno di presentazioni: Chiara Faggiolani, Giovanna Malgaroli, Maria Stella Rasetti, Luca Valenza. Ciascuno rappresenta un percorso esperienziale unico e di valore. Percorso che, oltre le competenze scientifiche di base, porta in dote una spiccata capacità di leggere, interpretare e anticipare la realtà del mondo bibliotecario e le sue modificazioni fenomenologiche.

I temi

Ogni lezione, delle 4 che hanno composto il cuore della summer school, ha avuto come filo conduttore il post pandemia: ciascun relatore nella propria esposizione ha trattato temi fra loro molto diversi, che si sono però composti dando armonia a tutto il corso. Alcuni temi, come sollecita la Fondazione in una mail in cui ci chiede di condividere qualche nostra “suggestione, emozione, visione su questa prima edizione della Summer School Biblioteconomica”, mi sono rimasti, come dice la mail, “incastrati” tra le mani. O meglio, mi ci sono ritrovata e li ho fatti miei perché molto vicini alla mia visione professionale, di docente e di autrice.

Padroneggiare i cambiamenti, subito

Il primo è certamente il tema di Maria Stella Rasetti di “padroneggiare i cambiamenti”. Occorre, in questo momento, un attento esame della situazione e, in particolare, una rilevazione puntuale dei bisogni. Nuovi e ancora emergenti, espressi e inespressi. Bisogni che riguardano una varietà di soggetti: utenti, personale della biblioteca, altre realtà del territorio. Soggetti a cui si aggiungono aspetti sociali e dinamiche economiche che, nella loro completezza e complessità, si possono tradurre, sempre citando Maria Stella Rasetti, in:

contenuti da definire, alleanze da attivare, competenze da potenziare.

Concordo con Maria Stella anche su un altro elemento: il tempo. Un’analisi della situazione che evidenzi cambiamenti e necessità, deve esser fatta in tempi strettissimi. Subito. Perché aspettando si perderà quel vantaggio competitivo che oggi è rappresentato dalla nostra capacità di fare un’istantanea della situazione aggiornata, reale, viva.

Le nuove competenze

Letteralmente musica per le mie orecchie, il tema sollevato, sempre da Maria Stella Rasetti, della necessità, soprattutto per i nuovi bibliotecari nei ruoli direttivi, di disporre di competenze manageriali.

La biblioteca è un’organizzazione che necessita di affermarsi e lo deve fare usando gli strumenti delle organizzazioni che operano sul mercato.

Questo significa avere la capacità di promuovere la biblioteca nei confronti delle Amministrazioni, indipendentemente da situazioni politiche/partitiche.

Questo tema che già da diversi anni Maria Stella porta avanti (qui c’è un richiamo ad un suo articolo del 2001 Il Principe e la biblioteca) può rappresentare veramente una discontinuità col passato. Una gestione manageriale non significa privatizzare la cultura ma adottare tecniche e strumenti a sostegno della gestione della biblioteca. Non la snaturano, la sostengono, non cambiano la sua mission, aiutano a raggiungere gli obiettivi concreti.

Con questo approccio un’ulteriore conseguenza è

la spinta a trovare relazioni positive con la comunità di riferimento e avere una maggiore determinazione nel valorizzare i nostri prodotti-servizi.

Tutto questo con la consapevolezza delle ovvie differenze fra una struttura privata, commerciale e un’istituzione pubblica, no-profit. Last but not least, la gestione del network.

L’analisi qualitativa

Gli studi, i modelli, i libri di Chiara Faggiolani sono una guida continua per chi, come me, si occupa di analisi dei pubblici (vedi Come facilitare l’incontro con i pubblici della biblioteca). Analisi indispensabili per individuare e disegnare la linea cui fa riferimento il marketing strategico (analogico e digitale) della biblioteca. L’analisi dei pubblici è il cuore del nostro essere biblioteca: l’analisi dello scenario, il posizionamento, l’individuazione di quali servizi, la scelta di come proporli, del tone of voice, l’organizzazione degli spazi, la comunicazione, la digital strategy sono tutti funzione dei nostri pubblici. Chiamiamoli come vogliamo. Se il termine personas può disturbare perché è un termine classico del marketing delle imprese, chiamiamoli persone, cittadini, utenti, utenti potenziali. Ma sono sempre loro. Noi abbiamo un bisogno vitale di capire chi sono i nostri utenti, quali sono i loro bisogni e i loro desideri, le aspettative e le necessità. L’analisi qualitativa, insieme a quella quantitativa e ad un ascolto aperto (e senza preconcetti) fanno, anzi, faranno la differenza.

Per la biblioteca capire i pubblici è fondamentale. Non solo per facilitare l’incontro biblioteca – utente ma, soprattutto, per creare empatia e coinvolgimento. Tema affascinante e complesso, caratterizzato da una forte dinamica evolutiva, le personas sono inserite nel processo di inbound e creano interessanti condizioni di incontro fra nuove metodologie di progettazione come il design thinking e i concetti di audience development e audience engagement.

Come immagino la biblioteca che verrà?

Non sono ancora pronta per descrivere come immagino la biblioteca che verrà. Sono anche alle primissime pagine del libro di Luca Ferrieri e sono certa che troverò molti spunti che potrò approfondire in seguito. Ma alcuni concetti mi sono già chiari e li ho sintetizzati nella scheda “Servizi digitali” che ho scelto di compilare per la Summer School.

Il “digitale” deve essere visto come un ecosistema in cui ambienti virtuali e reali interagiscono e sono permeabili, un ecosistema in cui avere un’esperienza ampliata, ibrida, complessa. Che espande la possibilità di accedere all’informazione e ai servizi, resi più ricchi. Non pensiamo al digitale solo come digital lending o servizi di consultazione che conosciamo. Pensiamolo come un’area in cui entrino nuovi contenuti digitali nativi, occasioni di scambio, nuove opportunità d’incontro. Occorre che il digitale sia inteso come fattore abilitante sapendo bene che la tecnologia associata è pervasiva, fa già parte della nostra vita e non ha più bisogno di essere introdotta. Dobbiamo gestirla (così non ne saremo passivamente colonizzati) e aprirci a nuovi scenari di servizio.

Occasioni d’incontro: Guerrilla

La summer School è stata anche una bella occasione di conoscenza e incontro, grazie ai gruppi in cui i partecipanti sono stati suddivisi.

Tre tutor per ogni “classe”: nella mia Paolo, Emma e Aurora, a cui si aggiungono 13 partecipanti. Che dire? un gruppo (pensate al nome che abbiamo scelto, dice tutto !!) forte, dinamico, molto propositivo. Bravissimi i tutor, gentili e molto disponibili. Un grazie a tutti e tutte e un pensiero speciale, oltre che ai tutor, a Patrizia, Ornella, Brunella, Mauro, Dora, Emanuela.