Il termine engagement indica il livello di coinvolgimento degli utenti rispetto a servizi, risorse e attività della biblioteca. All’interno di una strategia di comunicazione multicanale per le biblioteche, il coinvolgimento sui social media si manifesta attraverso azioni come la partecipazione a eventi, l’uso dei servizi online, la richiesta di informazioni, la condivisione di recensioni o la partecipazione a gruppi di lettura.
Sui social media, il coinvolgimento dei pubblici è un segnale prezioso. Oggi però non si parla più solo di quantità di interazioni, ma soprattutto di qualità.
Engagement rate
L’engagement rate calcola il livello di interazione (like, commenti, condivisioni, ecc.) rispetto al numero di visualizzazioni o follower. Anche se rimane un indicatore utile, oggi non è più sufficiente da solo.
Le piattaforme valutano oggi anche la profondità dell’interazione: quanto tempo le persone leggono un post, se commentano con argomenti pertinenti, se salvano o tornano a consultare un contenuto.
In questo scenario, la metrica del salvataggio del post è diventata tra le più rivelatrici. Se i Like sono un’azione guidata dall’emozione immediata (“Mi piace questo contenuto”) e i Commenti richiedono uno sforzo pubblico (“Voglio dire la mia”), il Salvataggio è un’azione utilitaristica e privata (“Questo mi serve, non voglio perderlo”). Per una biblioteca, un post che raccoglie poche interazioni visibili ma viene salvato dimostra di aver generato un valore d’uso concreto, come una guida alle banche dati, una bibliografia o un promemoria per un evento.
Gli algoritmi, oggi potenziati dall’intelligenza artificiale, riconoscono e premiano le interazioni autentiche, migliorando anche la capacità delle AI Overviews di interpretare i segnali di qualità nei contenuti digitali.
Per le biblioteche questo significa continuare a curare la qualità delle relazioni, pubblicando contenuti che rispecchino i bisogni della comunità e stimolino riflessione, curiosità e dialogo.
Restano valide le buone pratiche di base: osservare gli insight, pubblicare nei momenti di maggiore attività, rispondere ai commenti e mantenere un tono di voce coerente e riconoscibile.
Engagement bait
All’estremo opposto troviamo l’engagement bait (dall’inglese bait, ovvero “esca” o “adescamento”). È la pratica di pubblicare contenuti pensati unicamente come “esche” per spingere artificialmente le persone a reagire. Ad esempio, con “metti Mi piace se…”, “tagga un amico che…”, ecc.
Queste pratiche, anche se usate in modo innocente, vengono oggi riconosciute e penalizzate dagli algoritmi di Facebook, Instagram e TikTok. Un esempio interessante è il capitolo Come evitare di pubblicare engagement bait su Facebook in cui vengono mostrati esempi messi a punto dai team di Facebook.
Forme più recenti di baiting, cioè di queste “trappole per clic” e di conseguente penalizzazione da parte degli algoritmi includono anche:
- l’uso eccessivo di domande retoriche o ripetitive,
- contenuti che fanno leva su emozioni particolarmente forti o sensazionalistiche,
- l’uso “pigro” dell’AI generativa: post e testi generati in modo automatico senza revisione umana, che risultano impersonali, omologati e privi della voce autentica della biblioteca. Le piattaforme premiano sempre di più i contenuti “human-first”, basati su volti, spazi reali e sul punto di vista unico del personale.
Come stimolare un coinvolgimento autentico
L’obiettivo non è ottenere più clic, ma costruire fiducia e senso di appartenenza.
Alcune strategie efficaci
Domande aperte: Invece di chiedere risposte specifiche, stimoliamo discussioni più profonde. Esempio: “Qual è il giallo che vi ha appassionato di più quest’anno?”
Un’altra strada possono essere le Reaction. Per esempio: “Se ti piace questa iniziativa, metti 👍!” si potrebbe provare con “Preferisci i classici o i romanzi moderni? Metti 👍 per i classici o ❤️ per i moderni!”
Usate in questo modo, come un micro-sondaggio informale su temi culturali e non come semplice artificio per forzare l’algoritmo. In questo modo le Reaction offrono all’utente un canale immediato per esprimere una preferenza.
A questo si affianca il ruolo del Social Customer Care cioè la gestione dell’assistenza, delle informazioni e della cura dell’utente direttamente attraverso i canali social. Per i cittadini, la sezione commenti e i messaggi privati (DM, Direct Messages) sono ormai a tutti gli effetti un primo “sportello informativo” della biblioteca. Rispondere con precisione, empatia e tempestività alle richieste pratiche (orari, prestiti, rinnovo tessere, modalità di consultazione) è una delle forme più concrete per costruire fiducia, prossimità e senso di appartenenza (trustbuilding).
Sondaggi e quiz: utilizziamo gli strumenti per raccogliere feedback anche in modo divertente. Ad esempio, nelle Storie c’è la possibilità di inserire domande o sondaggi senza il rischio di penalizzazioni. Quindi, è una possibilità da non sottovalutare.
Un contenuto narrativo ben costruito può stimolare una reazione spontanea senza richiederlo esplicitamente. Racconti di aneddoti o curiosità spingono gli utenti a commentare senza bisogno di un invito diretto.
Esempio: “Questa è stata la prima edizione del Gruppo di Lettura dedicato ai libri di cucina. Li avete letti? Ma soprattutto, avete provato le ricette? Avete avuto problemi in fase di esecuzione oppure ve la siete cavata benissimo?“
Caroselli visivi e video brevi (Reels/Shorts)
Non servono grandi produzioni. Un carosello di immagini ben strutturato (“3 risorse digitali che forse non conosci”). Oppure un breve video in cui un bibliotecario o una bibliotecaria mostra un dettaglio. O, ancora, un “dietro le quinte” generano in modo naturale un’alta percentuale di salvataggi e tempo di consultazione, senza dover chiedere esplicitamente di interagire.
Interessante è valutare sui propri pubblici l’impatto di queste scelte, valutando, in base ai risultati ottenuti, come muoversi di conseguenza.
Copertina credits: Google AI Studio . Nano banana
IA, comunicazione e cultura: come cambia la narrazione in biblioteca. Continua la lettura nel blog