Mario Coffa ci racconta il dietro le quinte del Library World Tour

Il Library World Tour è il progetto (qui tutti i dettagli) ideato da Mario Coffa con il patrocinio dell’AIB, sezione Umbria e della rivista culturale Insula Europea. Uno straordinario “giro del mondo” realizzato attraverso interviste a colleghi e colleghe, docenti e persino studenti, di oltre 30 paesi (al momento sono 33 – guarda la mappa interattiva – ma altre sono in arrivo). Il legame che unisce come un filo sottile ma fortissimo queste esperienze molto diverse fra loro è la biblioteca. In cui si lavora, alla quale si offrono servizi, che è oggetto di studio e ricerca. Una biblioteca che, attraverso le diverse testimonianze, si percepisce in modo tangibile come “organismo che cresce” attraverso culture e quelli che Semprini chiama “mondi possibili”.

Ho chiesto a Mario di raccontarci un po’ del dietro le quinte di questo interessante progetto. Come è riuscito a creare i link necessari per realizzare le interviste? Contattare colleghi che appartengono a realtà diversissime non deve essere stato facile! E poi, dopo l’intervista? Cosa è successo?

Eh sì, oltre a tante storie ricche di esperienze professionali che coinvolgono a vari livelli la professione del bibliotecario c’è quello che mi piace definire il backstage dei personaggi che hanno partecipato a questo progetto. Un capitolo ricco di storie e di sensazioni che queste persone mi hanno gratuitamente donato e che in modo inequivocabile influenzano anche le loro vite personali. Ma partiamo dall’inizio.

Il contatto

Per molte interviste il canale “formale” della mail è stato quello utilizzato per presentarmi e per presentare il Library World Tour. Con la richiesta, ovviamente, di partecipare o contribuire. Ma la mia iniziale idea di un modello di mail che mi permetteva di velocizzare la comunicazione non si è rivelata sempre del tutto valida. È dipeso molto dal destinatario. In alcuni, in molti casi non c’era alcuna precedente conoscenza e pertanto le formalità di rito hanno abbondato! Comprensibile e come dev’essere, vista l’importanza (almeno per me!) del progetto. Inoltre, era giusto riservare il dovuto rispetto del ruolo istituzionale ricoperto da molti degli intervistati. A volte è capitato di essere rimandato ad un ulteriore contatto, attraverso mail di segretaria o assistente. Ma tanti altri casi, oserei dire la maggior parte, i contatti sono nati sui servizi di messaggistica dei social network: Facebook ma soprattutto Linkedin.

Il ruolo dei social

In Linkedin, per genetica del social, il contatto finalizzato alla collaborazione professionale è più idoneo e adeguato. Inoltre, la rete di contatti che il social crea genera automaticamente la possibilità di reperire ulteriori contatti con in comune la stessa professione. E così, il gioco è fatto! Ma rimane sempre imprevedibile la reazione al “messaggio di presentazione” da chi sta dall’altra parte. Devo dire di essere stato molto fortunato e in molti casi ho trovato un’empatia eccezionale che superava subito il muro del formalismo e della rigidità caratteriale.

Le emoticon

Non è stato insolito, già dopo pochi messaggi, ricevere e contraccambiare le frasi nel messaggio con le emoticon. Sì, quelle faccine (o ancora smiley) che altro non sono che riproduzioni stilizzate di quelle principali espressioni facciali umane che esprimono un’emozione; emoticon con sorrisi, emoticon con l’occhiolino, emoticon con cuoricini e così via. Sembra banale, ma in realtà dimostravano subito quell empatia amichevole che si generava dallo scambio di messaggi in fondo scritti e spediti per la richiesta di una collaborazione professionale. La dimostrazione di una sensazione umana attraverso un emoticon non può assolutamente mai paragonarsi o eguagliare ad un’espressione facciale vera o ad una stretta di mano, ma in un modo che viaggia sulla rete e attraverso i social, ho voluto rubare quello che di più utile potevo ottenere: un sorriso, un abbraccio e un consenso di amicizia.

Gli incontri …

Quando si viaggia per il mondo (anche se virtualmente) si deve sempre accettare il fatto di trovare persone e storie che potrebbero essere molto lontane dal tuo modo di vedere le cose o di vivere e viverle. Bisogna essere disposti ad utilizzare un’elasticità notevole per poter solo filtrare uno sguardo o per poter “tradurre” (traduzione emotiva) una frase o un gesto. Stranamente, anche se davanti ad una tastiera di un pc, questo è stato qualcosa di straordinario.

… che diventano amicizie

E dunque? Beh, col collega in Argentina ci siamo promessi un giorno di incontrarci per bere una birra e parlare di calcio. Ho promesso ad Albina, che da poco ha festeggiato la sua nuova patente di guida, di andare a trovarla in Russia. Con molti altri ci si sente ancora sui social e spesso, non parliamo neanche di biblioteche ma di figli! Insomma, credo che questo tipo di rapporti possa essere, oltre ai contenuti e agli scopi per cui nasce questo progetto, un valore aggiunto per me prezioso. Portare con me, oltre ad una serie di esperienze davvero fortificanti dal punto professionale, una bagaglio di emozioni e di amicizie inaspettate, vale il prezzo del biglietto in questo meraviglioso viaggio.

Nota finale … trovate anche la mia fra le interviste del Library World Tour 🤗

Gli altri “contributi italiani”: Giulio Blasi e Anna Maria Tammaro.