Come fare branding in biblioteca

E con questo “Come fare branding in biblioteca” sono arrivata a tre.

E con questa sono arrivata a tre. Infatti dopo Come fare marketing digitale in biblioteca e Come facilitare l’incontro con i pubblici della biblioteca, ecco un nuovo focus: il brand.

Anche questa guida è pubblicata nella collana Library Toolbox di EditriceBibliografica (è la guida n. 52).

Abstract

Il brand è un concetto complesso che si presta a una molteplicità di definizioni. Un termine che comprende sfumature e significati diversi, che cambiano nel tempo così come si trasformano i mercati, i consumi, i nostri utenti. Fare branding significa mettere in condizione la biblioteca di rispondere alle nuove necessità, migliorando la percezione diffusa del suo valore. Il brand, infatti, non è solo un nome, racchiude sentimenti e sensazioni: è una promessa che aiuta a trasformare il rapporto con gli utenti da incontro a una relazione che dura nel tempo.

Come comincia

Il brand (o marca) è prevalentemente associato al mondo dell’impresa, al mercato e alla vendita. Può essere identificativo di un prodotto, di una gamma di prodotti o di un servizio. Nella società in cui viviamo la marca si trova a occupare una posizione di primo piano perché, a ben riflettere, le imprese vendono sì prodotti e servizi, ma tutti noi acquistiamo marche. Infatti, la marca va oltre il prodotto in sé, perché è la protagonista di una relazione fatta di fiducia e fedeltà. Walter Landor lo evidenzia quando osserva che “products are made in the factory, but brands are created in the mind”.
Studiare i meccanismi del branding significa addentrarsi in una galassia fatta di mondi diversi perché il brand è un concetto complesso che si presta a una molteplicità di definizioni e declinazioni. Un termine unico che comprende sfumature e significati, che si trasformano così come si evolvono nello spazio e nel tempo i mercati, i consumi e i consumatori.

Brand e biblioteche

Ma cosa c’entra il brand con la biblioteca? La biblioteca non vende, non ha l’obiettivo del profitto, i suoi sono utenti, non clienti. Ma anche gli utenti che vivono i diversi spazi della biblioteca sono soggetti a cambiamenti, così come i mercati e i consumatori. Utenti evoluti, pragmatici, creativi, esigenti. La biblioteca che riesce a rispondere alle nuove necessità fidelizza i suoi utenti, trasforma il rapporto da incontro occasionale o episodico a una relazione che dura nel tempo e migliora la percezione diffusa del suo valore. Il brand, e quello della biblioteca in particolare, non è solo un nome, racchiude sentimenti, sensazioni: è una promessa. Per questo è indispensabile agire sulle percezioni e i significati, aggiornare registri e linguaggi della comunicazione, analizzare bene i pubblici, lavorare su immagine e identità della biblioteca, rivedere la strategia di marketing. Ma tutto questo, in una sola parola, non è altro che fare branding.

Gli ospiti

In questa guida c’è una piccola sorpresa. Infatti, 4 paragrafi sono stati scritti da 4 colleghi che ci portano la loro testimonianza/esperienza su come fare branding in biblioteca. Sono Maria Stella Rasetti, Stefania Romagnoli, Pietro D’Amico, Giulia Bonazzi e Francesca Incerti. 4 storie straordinarie da leggere con attenzione per incontrare o ritrovare la San Giorgio di Pistoia, la Fornace di Moie di Maiolati Spontini (An), la Rendella di Monopoli (Ba) e il Multiplo di Cavriago (Re).

Un ringraziamento speciale a Maria Stella, Stefania, Pietro, Giulia e Francesca. Hanno dedicato un po’ del loro tempo a tuttǝ noi con lo spirito della condivisione e del fare “squadra”. Grazie !!