Maria Stella Rasetti e la comunicazione consapevole in biblioteca

Ho incontrato Maria Stella Rasetti (anche se lei non lo sapeva) all’inizio della mia esperienza professionale nel settore bibliotecario. Venivo dal marketing delle imprese private e il primo contatto con il mondo istituzionale e della cultura in particolare, è stato me molto molto impegnativo. Quelli che consideravo assiomi e alcune delle mie convinzioni professionali più profonde, nel momento dell’incontro con il mondo della Cultura e delle biblioteche in particolare, si sono miseramente frantumati.  È stato necessario rimettere in discussione alcune certezze per far spazio a nuovi punti di vista e nuove modalità di applicazione di quei principi di marketing che mi appartenevano da 20 anni.  Una esperienza impegnativa ma bellissima.

La biblioteca e il Principe

In questa fase iniziale, casualmente, nel settembre del 2001, lessi l’articolo pubblicato su Biblioteche Oggi La biblioteca e il Principe.

Molto interessante (a mio parere) ma, soprattutto, scritto in modo da farmi sentire “a casa”.  C’erano idee e concetti a me  familiari nell’ambito della comunicazione e, nel contempo, una visione perfettamente condivisibile del ruolo della biblioteca. Non tanto il rapporto  con gli staholders politici (i Principi, appunto) a cui era dedicato l’articolo ma più in generale, con l’ambiente in cui la biblioteca si trova ad operare. Concetti e termini della comunicazione declinati nel linguaggio proprio di questo mondo affascinante e unico. Quello delle biblioteche.

Riprendo alcuni dei passi, secondo me, ancora attualissimi a distanza di ormai molti anni:

Il successo decretato dal pubblico nei confronti della biblioteca è un argomento che non ha eguali quanto a forza persuasiva su chi fonda il proprio destino sul consenso. Si tratta allora di portare all’incasso i buoni risultati che si sono acquisiti nel tempo. Il successo non si misura esclusivamente sull’impatto del servizio rispetto alla comunità di riferimento, ma anche sulla ricchezza e vastità della rete di relazioni che la biblioteca è riuscita a tessere con soggetti collettori di consenso: dalle associazioni ai gruppi d’interesse, dagli opinion leader ai volontari, dalle altre istituzioni culturali alle scuole del territorio.

Accreditarsi – La conquista e il mantenimento del credito costituiscono l’obiettivo più potente che il bibliotecario è chiamato a perseguire per sé, per il proprio istituto, per la professione che esercita. […] La credibilità è fondata sulla reputazione, e la reputazione è costruita su tanti piccoli successi.

Successo, accreditamento, reputazione, ruolo sociale e relazioni della biblioteca. E, naturalmente, comunicazione.

Comunicare la biblioteca in modi e forme diverse: analogiche e digitali. Forme accomunate, come ha detto oggi durante il webinar che l’ha vista protagonista, dalla  “consapevolezza di un comportamento comunicativo solidale e omogeneo”.

Direi che il termine consapevolezza è proprio la keyword dell’ultimo ebook di Maria Stella Rasetti, edito da Editrice Bibliografica, da cui anche il titolo.

Come rendere più consapevole la comunicazione in biblioteca

In questo nuovo lavoro Maria Stella prosegue nel suo cammino  e ci porta a scoprire aspetti della comunicazione in biblioteca troppo stesso sottovalutati e trascurati.

E questi concetti ce li chiarisce fin dall’incipit:

“Non si può non comunicare”: il libro prende le mosse dal Primo Assioma della Comunicazione, per affrontare il tema dello stile comunicativo della biblioteca e aiutare i bibliotecari ad acquisire consapevolezza sugli effetti che ogni azione, e ogni non-azione, viene a creare. Dagli avvisi attaccati alla porta agli inviti per gli eventi, il testo attraversa le diverse dimensioni comunicative che vengono attivate, anche involontariamente, nel rapporto con gli utenti, allo scopo di favorire un approccio più integrato e consapevole a temi così salienti per la reputazione della biblioteca.

Ancora una volta Maria Stella riesce a stupirci introducendo spunti di riflessioni nuovi e non convenzionali.

Nella pratica quotidiana, tutti noi siamo abituati a identificare con l’espressione “comunicazione della biblioteca” un’area d’intervento ben precisa, che ci impegna a predisporre (da soli o con l’aiuto di professionisti esterni) oggetti di lavoro facilmente identificabili, come ad esempio volantini e locandine utili a promuovere le iniziative in programma, dépliant informativi sui nuovi servizi offerti al pubblico, comunicati stampa da inviare alle testate giornalistiche locali. Col diffondersi delle nuove tecnologie, abbiamo poi inserito in questo ambito anche la cura del sito web, la compilazione delle newsletter periodiche da spedire via e-mail, il nostro impegno quotidiano sui social network.

Scotch, legno, pennarelli, carta, piante e non solo

Ma comunicare, ci dice Maria Stella è anche : scotch, legno, pennarelli e molto altro.

Come si devono fare i cartelli che  contengono gli annunci? Dobbiamo prestare attenzione alla carta che usiamo, ai font, a come li attacchiamo. E non è il caso di nasconderci dietro a: non abbiamo fondi.

Comunicare bene è anche:

  • appendere due annunci ben allineati,
  • spolverare le piante che abbiamo in biblioteca,
  • sorridere quando un utente si rivolge a noi,
  • non usare lo schotch del carrozziere,
  • non creare una parete patchwork di annunci con formati, colori, tipo di font, tutti diversi

e anche molto altro (c’è tutto nel libro  😉 ).

Lo stile della biblioteca

Luigi Crocetti lo chiamava lo “stile della biblioteca” . Il problema, secondo Maria Stella, è che troppo spesso pensiamo prima a tutto il resto e solo alla fine (aggiungo io e poi non è neanche detto che lo sifaccia) pensiamo a comunicare. Se accettiamo di tenere le piante con la polvere, le cicche di sigaretta sulla soglia o i libri messi in modo non presentabile, tutto questo ce la dice lunga su come siamo. Siamo, continua l’autrice, molto attenti al nostro lavoro scientifico di catalogazione, ma troppo spesso trascuriamo il resto. Dobbiamo ricordarci che comunica di più una pianta malmessa che il catalogo e che la prima impressione non si scorda mail.

Comunicazione digitale

Ecco, a tutto questo vorrei aggiungere che dovrebbe essere curata con la stessa attenzione anche la comunicazione digitale.

Postare la locandina di un evento senza una riga di commento equivale a dimenticarsi di sorridere (seguendo l’elenco sopra riportato). Non parlare mai del proprio patrimonio attraverso post dedicati ad autori o temi specifici è come l’immagine dello scaffale con i libri per terra e non sistemati che ci ha fatto vedere in una foto Maria Stella.

E potrei proseguire con la mancanza di un piano editoriale che equivale allo scotch del carrozziere o, meglio, ai cartelli attaccati con dimensioni, colore della carta e font tutti diversi.

La cura e l’attenzione che merita la biblioteca fisica devono essere presenti sia per gli aspetti analogici che per quelli digitali. Ricordando che in rete bastano pochi attimi per decidere di uscire e non rientrare più.

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Photo credits: le foto del post sono dell’autrice, Maria Stella Rasetti.

Short bio: Direttrice delle biblioteche Forteguerriana e San Giorgio di Pistoia. Maria Stella Rasetti si occupa di marketing e promozione delle biblioteche pubbliche ed è un’apprezzata formatrice in tanti corsi di aggiornamento. Per conoscerla meglio, il suo blog  è ricco di informazioni e notizie.