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Maria Cassella

Maria Cassella e la terza missione: un’anticipazione del suo libro

Trovo il tema della terza missione molto interessante. Per le prospettive che apre e per la possibilità che offre di guardare il mondo delle biblioteche accademiche e, più in generale, degli atenei, da punti di osservazione diversi. Per questo, in questi giorni, ho letto il libro di Maria Cassella, “Biblioteche accademiche e terza missione“. Uscito nel 2020 nella collana Biblioteconomia e scienza dell’informazione di Editrice bibliografica. Il testo è articolato e ricco di spunti di riflessione. In particolare, il tema dell’audience development e dell’interazione con i pubblici mi ha, ovviamente, trovato molto interessata e su una lunghezza d’onda comune. Un libro da leggere e da cui raccogliere molte sollecitazioni che possono aiutare in questa fase di grande attenzione verso la terza missione. Ed ecco, di seguito, le note che mi ha preparato Maria Cassella: una introduzione e una anticipazione del suo libro. Un grazie speciale a Maria, per aver condiviso nel mio blog i suoi pensieri 😊.

Terza missione, nelle parole di Maria Cassella

Ho accolto volentieri l’invito di Anna Busa a scrivere un post sulla terza missione. Un argomento che sta aprendo nuovi scenari per le biblioteche dell’università, tanto da lasciare intravedere la nascita di nuovi modelli di biblioteca accademica. 

La pandemia ha ridotto notevolmente la possibilità di utilizzare gli spazi delle nostre biblioteche per organizzare eventi, mostre, cicli di letture ecc. Tuttavia, dopo lo shock iniziale, è tornata la voglia di fare terza missione in biblioteca.

Perché piace la terza missione alle biblioteche ed ai bibliotecari accademici? Nelle attività di supporto alla didattica e alla ricerca prevalgono da tempo ormai i tecnicismi: raccogliamo dati per le rilevazioni e la performance, gestiamo il budget, le gare di appalto, il MEPA, i repository sono strumenti a supporto della valutazione, partecipiamo alla VQR ecc. Gestiamo un flusso continuo di informazioni e dati attraverso procedure informatiche di diverso tipo. Ci resta poco tempo e spazio per le idee e la creatività.

Gli utenti d’altro canto sono sempre più remoti; più o meno soddisfatti dalle nostre collezioni e dai nostri servizi digitali, regalano pochi stimoli che non siano le richieste di avere un accesso sempre più ampio alle collezioni digitali.

I primi elementi chiave della terza missione

I primi elementi chiave della terza missione sono questi:

– la possibilità di dare spazio alle idee per creare eventi,

– realizzare mostre,

– progetti di alternanza con le scuole,

– attività di public engagement, ecc.

e quella di attrarre e soddisfare i bisogni di nuovi pubblici.

Il rapporto con i pubblici

Non si può parlare di terza missione, infatti, senza considerare il rapporto con i nuovi pubblici; un’ampia audience esterna all’ambiente accademico: scuole, insegnanti, associazioni professionali, associazioni civiche, musei, archivi, enti locali ecc. Stakeholder secondari ma in grado ormai di influenzare le scelte delle università in nome del bene comune.

Quale impatto ha sulle biblioteche accademiche il rapporto che si instaura con queste nuove tipologie di pubblico? Ci sono diversi aspetti da considerare: in primo luogo il bisogno di innalzare il livello di attenzione verso la comunicazione, un aspetto di solito trascurato nella biblioteca accademica che ha sempre avuto un pubblico omogeneo e ben definito di utenti istituzionali.

L’intento di raggiungere e coinvolgere i nuovi pubblici ci obbliga a ripensare le strategie comunicative della nostra biblioteca. Con la terza missione il piano della comunicazione della biblioteca accademica diventa multidirezionale e multilivello; è sempre più importante, infatti, imparare a comunicare, promuovere, narrare, raccontare ciò che facciamo e per chi lo facciamo, in presenza, via web, sui social. Del resto, non avrebbe senso spendere tempo ed energie per organizzare eventi di poco o scarso impatto o per realizzare mostre che nessuno visiterà.

Il tema delle competenze e l’impatto sull’organizzazione del lavoro

C’è poi il tema delle competenze: pubblici, comunicazione, rapporto più stretto con il territorio implicano l’acquisizione di nuove competenze e un diverso ruolo per il bibliotecario che deve sviluppare le sue soft skills, per coltivare relazioni pubbliche, lavorare in modo collaborativo, creare sinergie. 

Infine, tra i risvolti positivi della terza missione vi è l’impatto sull’organizzazione del lavoro, sugli spazi e sulle collezioni. Quanto agli spazi la biblioteca va ripensata in modo da consentire la compresenza dei diversi pubblici, degli utenti con gli eventi e la realizzazione di spazi per mostre e presentazioni.

Anche le collezioni si diversificano con sezioni dedicate ad argomenti sociali come l’arte, i viaggi, i concorsi, la letteratura ecc. secondo uno sviluppo armonico in linea con il patrimonio posseduto.

Le collezioni speciali

Tra gli ambiti più importanti di terza missione vi è quello della valorizzazione delle collezioni speciali. Un terreno fecondo di idee, iniziative che consente al bibliotecario di mettere a frutto la sua profonda conoscenza dei fondi storici e delle collezioni speciali, che combina il passato con il presente, la competenza con la creatività. Dalle idee e dagli stimoli che ci arrivano dalla comunità dei docenti e dal territorio prendono forma le mostre bibliografiche.

In combinazione con visite guidate, attività didattiche con le scuole, laboratori sul libro, sugli autori ecc. le mostre bibliografiche rafforzano il legame della biblioteca con il territorio. Così la biblioteca accademica esce fuori di sé, rivaluta il proprio patrimonio culturale, attiva nuove importanti sinergie con archivi, musei, enti locali, istituti culturali ecc. Grazie alla terza missione le biblioteche accademiche che conservano un numero davvero straordinario e ad oggi imprecisato di fondi storici e di persona riscoprono il valore delle proprie collezioni speciali.

Le mostre virtuali

In tempi di pandemia le mostre virtuali hanno sostituito quelle fisiche. Alcuni esempi? Le mostre virtuali del Sistema bibliotecario dell’Università di Firenze, la mostra su Ardito Desio realizzata dalla Biblioteca di Scienze della Terra dell’Università di Milano; la mostra fotografica su Alberto Sordi realizzata dalla Biblioteca Universitaria di Bologna, le mostre virtuali realizzate con Movio dell’Università di Roma “La Sapienza”. Pochi esempi che, tuttavia, ci danno un’idea della ricchezza e della varietà di iniziative che stanno coinvolgendo le biblioteche accademiche in Italia. 

Altri filoni

Altri filoni di terza missione sono: la formazione rivolta a scuole e professionisti, il supporto ai progetti di open science e citizen science, il public engagement più in generale. Ogni biblioteca può scegliere l’attività che più si addice al suo profilo. Attenzione solo a governare questo cambiamento, a non lasciarci travolgere dall’entusiasmo e dalla voglia di fare terza missione.

Maria Cassella, 30 aprile 2021