Manuela

La comunicazione visiva e il visual storytelling di Manuela De Noia

Seguo Manuela De Noia e i suoi Biblioconsigli con molto interesse perché rappresentano una esperienza alternativa rispetto ad altre narrazioni professionali legate al libro e alla lettura. I Biblioconsigli sono “solo” sui social: Facebook, Instagram, YouTube. E questo perché Manuela ha scelto di raccontare e raccontarsi usando come strumento narrativo la comunicazione visiva. La cura dei colori, delle ambientazioni, il trasmettere emozioni prevalentemente attraverso l’immagine, crea uno storytelling coinvolgente e originale. Ho chiesto a Manuela di raccontarci il sottile filo che guida le sue scelte e il suo legame con le immagini. Seguiamo Manuela in questo viaggio “colorato”.

La comunicazione visiva

Proveniamo dalla civiltà della parola (prima tradizione orale e poi civiltà della scrittura), ma viviamo nella civiltà delle immagini. Le immagini raccontano storie, emozioni, con un linguaggio compreso da tutti: adulti, giovani, persone  istruite o con un bagaglio culturale inferiore. Si dice che “un’immagine vale più di mille parole” ed è realmente così: la comunicazione visiva è un linguaggio democratico.

Quando per I Biblioconsigli, allestisco il set per la ripresa fotografica o video (canale), penso per immagini. Posiziono gli oggetti in modo tale che le forme e i colori (codice) dialoghino tra loro, attraverso assonanze o contrasti. Immagino il risultato finale, il “colpo d’occhio” che catturi l’attenzione e renda immediatamente leggibile e comprensibile, per il ricevente, il significato dell’immagine stessa (messaggio).

Una memoria artistica

Non sempre però questo processo creativo di costruzione delle immagini è intenzionale. Una buona parte è frutto di quella memoria culturale e artistica che sedimenta in me, fin da quando ero una bambina. Mio padre è un fotografo e un artista e, spesso, lo guardavo dipingere o entravo con lui nella camera oscura a curiosare.

Io stessa provengo da studi artistici: un diploma al Liceo Artistico di Benevento, una Laurea in Conservazione dei Beni Culturali a Napoli, un Master per curator di mostre all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Insomma, il mio occhio è allenato a riconoscere la grammatica di base dei codici visuali. È stato durante gli studi che mi sono accostata al mondo delle biblioteche e ho capito che quella era la mia strada.

L’oggetto-libro

I bibliotecari sanno che i libri, oltre ad essere portatori di contenuti culturali, sono degli oggetti e, in quanto tali, dei prodotti commerciali. La copertina di un libro è graficamente studiata per catturare l’attenzione del potenziale lettore, tra centinaia di altri prodotti simili. Scopo dell’editore è renderla quanto più appetibile possibile agli occhi dell’acquirente. Quando consiglio la lettura di un libro, non solo comunico il suo contenuto, ma mi chiedo quale possa essere il modo più espressivo, per presentare l’oggetto-libro e renderlo protagonista di una narrazione visiva accattivante che induca il potenziale lettore, ma soprattutto il non-lettore, ad incuriosirsi. L’obiettivo è raggiunto quando, dopo aver visto un Biblioconsiglio su Instagram, Facebook o YouTube, ricevo dei feedback sull’avvenuto acquisto del volume consigliato, da parte dei follower.

Lo stile comunicativo che ci propone Manuela

Con I Biblioconsigli, adotto uno stile comunicativo ben preciso: leggero, veloce, semplice. Che passa attraverso la preferenza per le composizioni decentrate, la predilezione di alcuni colori rispetto ad altri e il contrasto di toni caldi e freddi. Il risultato finale deve essere un’immagine che funzioni non solo dal punto di vista compositivo, ma anche emotivo. Chi guarda la fotografia di un libro su Instagram o scorre le immagini di un video su YouTube, mentre leggo, deve sentirsi attratto dalla narrazione. Le immagini devono raccontare delle storie e funzionare generando empatia nell’osservatore.

Il colore dell’abito, l’acconciatura, i dettagli cromatici, la postura, il sorriso accennato sono tutti elementi che incidono nella trasmissione di un contenuto e che rientrano nella cosiddetta comunicazione non verbale.

La composizione

Per centinaia di anni, dal Brunelleschi fino alla seconda metà dell’Ottocento (con Degas cambia tutto), gli artisti hanno usato la centratura dei soggetti principali e la simmetria, per costruire le loro opere e generare quell’idea di armonia ed equilibrio, tanto cara ai classici con la “regola dei terzi” di Thomas Smith (Remarks on ruralscenery, 1797) o la “sezione aurea”, che ritroviamo spesso nei dipinti di Claude Lorrain.

Con le dovute eccezioni, mi riferisco alla simmetria assoluta presente nelle opere cinematografiche di Kubrick, il linguaggio compositivo contemporaneo è più libero rispetto a norme e prescrizioni del passato.

Nella disposizione degli elementi visivi, infatti, preferisco adottare le inquadrature decentrate per rendere più dinamiche le immagini dei video caricati su YouTube ed immergermi in quel flusso di instabilità che caratterizza la nostra epoca. Le composizioni centrate, invece, le prediligo spesso per le fotografie, per comunicare un maggiore senso di calma e di stabilità e dare maggiore risalto al soggetto/oggetto ritratto.

Manuela e il colore

Al pari della composizione, i colori hanno un ruolo importante nei processi cognitivi e nel suscitare il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Ogni colore produce delle sensazioni nel nostro cervello. Non a caso, si parla di psicologia del colore applicata al visual content marketing, strategia del digital marketing che si occupa proprio di definire i contenuti visuali più adatti per generare valore attorno a qualcosa (brand, prodotto, etc) mediante un impatto emotivo.

Lo sfondo del logo dei Biblioconsigli è di color magenta che corrisponde, nel significato dei colori, all’energia creativa e psichica, all’immaginazione e alla spensieratezza, in armonia con lo stile comunicativo adottato per gli spot della rubrica.

Le contrapposizioni cromatiche

Utilizzo, inoltre, le contrapposizioni cromatiche: accostamento di tinte vivaci e opposte, contrasto di colori caldi e freddi. La selezione degli abiti e degli accessori che indosso è condizionata, molte volte, dal colore della copertina del libro o dal contesto. Nello spot in cui promuovo Sex & Rage di Eve Babitz, il mio vestito sembra un’estensione della copertina del libro: hanno stesso colore e motivi stampati.

Nel video per Le strade d’oro di Evan Hanter, invece, uso il contrasto tonale. Il mio abito è verde per far risaltare il giallo della copertina del romanzo che, non a caso, appartiene ad un genere giallo. Un colore, invece, può essere usato per definire la profondità dei piani spaziali.

In una immagine animata, per esempio, il rosso della copertina del libro “Adesso”di Chiara Gamberale, viene richiamato dalla montatura dello stesso colore dei miei occhiali da sole, in secondo piano, e dalla fotografia del cavalluccio rosso nel fondale. Tre piani di colore per scandire tre distanze spaziali.

Arte e parole

Insomma, nei Biblioconsigli, memore delle lezioni dei grandi maestri dell’arte contemporanea (Mark Rothko, Franco Fontana, Piet Mondrian o David Hockney), parole, colori, segni, suoni, animazioni, concorrono alla creazione di immagini.

Immagini che devono essere semplici, immediate, accattivanti e, nello stesso tempo, avere un potere evocativo ed empatico, per essere definite funzionanti. L’obiettivo è, non dimentichiamolo, promuovere il piacere della lettura, scegliendo un codice linguistico comprensibile a tutti: la comunicazione visiva.