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4 spazi della biblioteca + 1: il modello e le biblioteche scandinave e danesi

Ho letto in questi giorni un interessante articolo di Nicola Beudon che riprende il tema degli spazi fisici della biblioteca. Tema che sviluppa a partire dalle esperienze (e studi) delle biblioteche del nord Europa (in particolare scandinave e danesi).

4 spazi della biblioteca
Dokk1, un mondo di informazione, ispirazione, studio e intrattenimento

Beudon prende come spunto il modello dei 4 spazi per poi ampliarlo secondo il suo punto di vista (e le sue proposte professionali). L’articolo, al di là della declinazione di Beudon, mi offre l’occasione di una riflessione sul modello a 4 spazi descritto da Henrik Jochumsen, Dorte Skot-Hansen e Casper Hvenegaard Rasmussen. I tre docenti dell’Università di Copenaghen lo hanno presentato nell’articolo I quattro spazi, un nuovo modello di biblioteche pubbliche pubblicato nel 2012.

Jochumsen riprende il modello in questo contributo pubblicato nel sito Model program for public library sito che contiene indicazioni, esperienze, contributi formativi (da consultare, vivamente consigliato).

I 4 spazi della biblioteca sono: lo spazio di ispirazione, lo spazio di apprendimento, quello di incontro e lo spazio performativo. Agli spazi si legano altrettante attività:

  • per lo spazio di apprendimento, la scoperta
  • nello spazio d’incontro, la partecipazione
  • lo spazio di ispirazione ha associata l’esperienza
  • nello spazio performativo, la creatività.

Le 4 funzioni delle biblioteche contemporanee

Ciò che arricchisce il modello sono quelle che Beudon chiama “le 4 funzioni delle biblioteche contemporanee”: emancipazione, innovazione, partecipazione, esperienza

Emancipazione riferita alla formazione dei cittadini, in grado di formare un parere informato.

Innovazione intesa come la capacità di generare idee, risolvere problemi o creare nuove forme estetiche. Le biblioteche non sono solo luoghi di conservazione, fanno parte di istituzioni in cui nuove conoscenze possono maturare e apparire. Anche in questo caso, è una funzione ancestrale: la biblioteca come luogo di conoscenza.

Traduzione dall’articolo citato

La partecipazione si riferisce alla volontà degli individui di essere attivi, esprimendo la propria opinione, co-costruendo i servizi offerti a loro. […]  È l’idea della biblioteca come un forum, un luogo pubblico, un luogo di intersezione e incontro all’interno di una comunità, non solo tra idee ma anche tra individui.

Traduzione dall’articolo citato

La nozione di esperienza richiama ciò che viene chiamato l’economia dell’esperienza. Questa espressione è stata utilizzata per la prima volta da Joseph Pine e James Gilmore, in un articolo uscito nel 1998 sull’Harvard Business Review per indicare un nuovo modo di interazione fra brand e clienti. Secondo i due autori si tratta di offrire ai propri clienti un qualcosa che abbia un valore al di là di quello economico. Quindi non un “semplice” scambio di beni e servizi, ma di creare le condizioni per vivere un’esperienza. Si tratta di concetti riconducibile anche all’approccio tipico del marketing umanistico di cui ho scritto recentemente.

4 spazi della biblioteca

Hanno utilizzato il modello dei 4 spazi della biblioteca diverse strutture. Da segnalare una delle più significative è quella di DOKK1, la bellissima biblioteca pubblica di Aarhus in Danimarca. Il modello si ritrova, appunto, nel Model program for public library realizzato dalla “Agency for Culture and Palaces” danese ( che consiglio di consultare).

credits

Spazi digitali

Il 5° tipo di spazio è quello digitale. Nel Model program for public library, c’è una sezione dedicata agli spazi digitali in biblioteca.

Gli spazi delle biblioteche digitali possono essere compresi in due modi: in primo luogo, esistono spazi completamente digitali, come siti web di biblioteche, cataloghi online e portali rivolti a gruppi target specifici. Questi potrebbero anche essere chiamati canali o piattaforme digitali.

In secondo luogo, ci sono funzionalità digitali nello spazio fisico reale della biblioteca, ad esempio schermate di panoramica o prestiti / resi elettronici. Ci sono anche i PC che sono ancora nelle biblioteche perché fornire l’accesso in sé è talvolta il primo e più importante passo in relazione all’apertura del mondo digitale agli utenti. L’accesso è generalmente un elemento significativo da considerare. […] Inutile avere un buon materiale digitale se è troppo difficile accedervi. Entrambi i tipi di spazio digitale sono significativi, perché creano un luogo ovvio per mettere in gioco i contenuti digitali delle biblioteche. La comunicazione digitale può essere utilizzata per rendere i materiali fisici visibili in nuovi modi, ad esempio collegandoli ai materiali digitali, che altrimenti potrebbero diventare facilmente invisibili agli utenti. 

Model programmar – Digital spaces – mia traduzione

4 spazi (della biblioteca)+ 1

Lo spazio digitale in rete può offrire ulteriori opportunità oltre a rendere visibili i materiali digitali e essere di supporto alla comunicazione delle risorse fisiche disponibili. E’ uno spazio che non merita di essere banalizzato e dato, in un certo senso, per “scontato”. Se riflettiamo, anche all’interno della strategia di digital marketing si possono ritrovare “le 4 funzioni delle biblioteche contemporanee”: emancipazione, innovazione, partecipazione, esperienza. Pensiamo alla capacità di partecipazione che può offrire un ambiente social o il contributo diretto dell’utente attraverso, ad esempio, la creazione di propri contenuti (commenti, bibliografie, …). L’informazione può essere adeguatamente fornita per “emancipare”, rendere informati, attraverso un uso più completo (ed esteso) dei siti e dei portali (ad esempio). E non si può innovare anche nello spazio digitale stimolando la nascita di idee o risolvere problemi ?

Lo spazio digitale può uscire dalla sua dimensione di “servizio”, di “supporto” ai 4 spazi fisici e alle 4 funzioni e, quindi, perché non considerarlo a tutti gli effetti un 5° spazio?