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Il digital decluttering

Fare pulizia per Pasqua era una tradizione per la mia famiglia (e credo anche per molte altre). Una sorta di evento epocale in cui rivoltare la casa come un calzino ripulendola a fondo. Era il momento anche del “cambio di stagione”: mettere via gli abiti invernali, lavati e stirati, e tirare fuori quelli primaverili e estivi. In questa occasione veniva eliminato qualche capo di vestiario ormai importabile perché troppo piccolo o proprio diventato indecoroso. Ma non veniva fatto molto di più, anzi una certa attitudine all’accumulo era quasi una prassi. Ricordo che in occasione del trasloco di mia madre solo il garage ha prodotto 7 quintali e mezzo di materiali da smaltire. Forse è per questo che io sono una sostenitrice del decluttering da praticare con continuità.

Che cos’è il decluttering? Termine di origine inglese entrato nel nostro lessico di recente che descrive perfettamente (e in modo sintetico) fenomeno e azioni correlate.

Deriva dal verbo to clutter che non significa solo mettere in disordine ma creare ingombro, accumulare, creare scompiglio. Quindi de-cluttering è l’azione di togliere gli ingombri disordinati. Ha un significato più ampio del “fare pulizia” o del “mettere in ordine”. Secondo me contiene le due espressioni italiane fuse insieme, a cui si aggiungono anche i concetti di eliminare il non necessario e, più in generale, la rimozione sistematica di quanto intralcia il corretto funzionamento della casa.

In altre parole:

non avere nulla nella tua casa di cui tu non conosca l’utilità o non riconosca la bellezza (W. Morris).

digital decluttering

 

A me il decluttering piace moltissimo e lo pratico con determinazione (senza esagerare).

Mi capita di avere anche “attacchi acuti” di decluttering quando decido che una certa zona di casa o determinate tipologie di oggetti DEVONO (sì, maiuscolo e gridato) sparire perché non servono a niente se non a prendere polvere o ingombrare armadi. Di recente, in occasione del “cambio di stagione” che faccio perpetuando la tradizione di famiglia, temo di aver anche esagerato.   A volte, e questa è una di quelle, finisco per eliminare cose che in effetti potrebbero ancora servire ma è lo stesso: la soddisfazione del decluttering mi ripaga di qualche errore qua e là.

 

Una pratica da assimilare

Una precisazione importante: il decluttering non è una pratica occasionale come si potrebbe desumere parlando delle pulizie pasquali o di eventi particolari come un trasloco o la riorganizzazione della cameretta quando i bambini sono cresciuti o il trasferimento dei figli che mettono su la propria casa. E’ una pratica da assimilare e praticare con continuità. Per gestire meglio spazi ma soprattutto per sentirsi liberi. Come diceva Le Courbusier:

Spazio, luce e ordine. Queste sono le cose di cui l’uomo ha bisogno, così come del pane o di un luogo dove dormire.

I libri di recente pubblicazione, da quelli di Marie Kondo a quello più recente di Margareta Magnusson offrono una carrellata di esperienze, visioni, metodi, pratiche che spesso superano i confini strettamente organizzativi e diventano quasi pratiche di vita. Li trovo interessanti ma non “vitali” nel senso che ciascuno di noi può trovare il suo metodo e il suo approccio. E’ chiaro che chi ha problemi di accumulo  o non riesce in autonomia a mettere un freno al fenomeno fa bene a leggere e, nel caso di accumulatori compulsivi occorre farsi seguire da specialisti.

digital decluttering

Digital decluttering

Il decluttering digitale non è altro che una estensione di quello analogico e si riferisce a due aspetti della nostra vita: personale e professionale.

 

Digital decluttering personale

E’ il decluttering applicato ai nostri pc e smartphone. Vediamo di cosa si tratta e proviamo a fare un piccolo punto della situazione con una lista che ci serve come promemoria:

PC

backup del pc: è una abitudine importante che rientra non tanto nel fare ordine quanto piuttosto nel prevenire eventi che possono intralciare il corretto funzionamento della casa (vedi definizione ampia di decluttering).

desktop: eliminare le icone che non servono. Un desktop pulito permette di avere il colpo d’occhio sulle cose importanti.

 

Foto, email, documenti

foto: sono ordinate in cartelle (per data oppure per argomento o per soggetto) in modo da rintracciarle velocemente e avere una chiara visione di cosa abbiamo? Eliminare i doppioni e quelle proprio brutte. Evitare che ci siano, scaricate dallo smartphone, le n-mila mini cartelle che riportano le date dei giorni in cui sono state scattate.

email: sono tutte mischiate oppure raggruppate in modo opportuno? Sono tutte indispensabili ? Le newsletter a cui siete iscritti sono tutte interessanti o è venuto il momento di cancellarsi da alcune? Domanda apparentemente inutile: il cestino viene ripulito con regolarità? Le email di norma sono accumuli informi che richiedono interventi costanti di pulizia e organizzazione.

password: tutte sparse oppure segnate su un’agendina analogica o in un foglio excel o altro strumento nel quale appuntarle? Com’è la situazione? Spesso si riferiscono a portali o servizi che non usiamo più: vale la pena perdere qualche minuto, rientrare nei portali e cancellarsi. Ci sono poi quelle segnate ma che non sono state aggiornate: penso ad esempio al portale dell’Inps che periodicamente fa rigenerare la password di accesso. Quelle importanti (banca, carta di credito, etc) vanno gestite e organizzate (oltre che protette) con cura.

documenti: anche in questo caso occorre organizzarli in cartelle evitando cartelle con 1 solo documento, duplicazioni e inutili nidificazioni che allungano la navigazione facendo perdere tempo e complicando inutilmente la vita. Evitare di mischiare lavoro e casa.

 

Smartphone

app, foto, documenti: nello smartphone com’è la situazione? Anche in questo caso occorre fare pulizie periodiche eliminando cosa non serve.

Social

Anche qui il digital decluttering? Certo! Vale la pena di tenere sotto controllo, di tanto in tanto, amici e followers. Di norma io faccio un “punto decluttering” una volta ogni paio di mesi. Non sono una fanatica dell’aumento indiscriminato di like e contatti,  seleziono solo le persone che conosco e se, riguardando gli elenchi, trovo qualcuno di cui non mi ricordo né il nome né l’occasione in cui ci siamo incontrati o abbiamo avuto occasione di contatto, lo cancello. Scelta troppo tranchant ? Può essere, ma alla fine mi sembra anche la più corretta.

Digital decluttering professionale

Il digital decluttering professionale è un pochino più complesso. Interessa la propria postazione di lavoro (e qui si rientra nella veloce check list sopra riportata per il decluttering personale sul pc) ma può coinvolgere anche la realtà in cui si lavora. Ad esempio, la mailing list che viene utilizzata per la newsletter della biblioteca.

L’entrata in vigore del GDPR ha rappresentato sicuramente un punto di demarcazione per quanto riguarda le mailing-list: si è ripartiti praticamente da zero e si sono acquisite le autorizzazioni necessarie per i nuovi invii. Se ci pensate è stato un energico intervento di decluttering.

Anche per la biblioteca le iscrizione a newsletter o comunicazioni periodiche: sono tutte utili, sono lette dalle persone interessate o riempiono soltanto la casella di posta? Quante biblioteche (soprattutto quelle di piccole dimensioni, con un’unico indirizzo email) hanno spessissimo la casella di posta “empty” che non riesce a ricevere altre email perché non c’è nessuno che la svuota …

Una ripulita digitale può essere utile anche negli spazi di contatto con i nostri utenti primo fra tutti  il sito o il portale dei servizi.

Nel sito penso ad una “ripulita” alle pagine descrittive con una verifica se effettivamente contiene informazioni ben chiare, strutturate e, soprattutto, aggiornate. Anche i social non sono esentati da un’azione di decluttering: ad esempio, una revisione delle immagini pubblicate su Instagram eliminando foto obsolete o poco significative che sono state pubblicate per eventi specifici (penso alle locandine) e possono essere eliminate. Sono alcuni dei possibili ambiti nei quali fare digital decluttering professionale.  Altri?

 

La filosofia del decluttering

Per finire, una riflessione generale: il decluttering porta a focalizzarsi sull’essenziale, evitando inutili dispersioni. L’obiettivo è quello di vivere e lavorare in ecosistemi organizzati e semplificati (per quanto è possibile). Ci siamo circondati da tutto ciò che la tecnologia ci ha messo a disposizione ma spesso ci troviamo intrappolati in questi meccanismi. Come non condividere le parole di Marie Kondo (da estendere anche al digital decluttering):

il riordino fisico è un rito che produce incommensurabili vantaggi spirituali: aumenta la fiducia in se stessi, libera la mente, solleva dall’attaccamento al passato, valorizza le cose preziose, induce a fare meno acquisti inutili. Rimanere nel caos significa invece voler allontanare il momento dell’introspezione e della conoscenza.

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