Bilanci e propositi, piccole (e nuove) abitudini. Riflessioni sul nuovo anno.

Questo post ha una strana “vita”. L’ho scritto per la prima volta il 2 gennaio 2018: bilancio del 2017 e propositi per il 2018. A gennaio 2018, invece di scrivere un nuovo post, ho aggiornato questo. E così per i “capodanni” seguenti: 2019, 2020, 2021 e, oggi, 2022. Non immaginavo che il post sarebbe diventato una sorta di successione di istantanee che mi avrebbero ricordato eventi, stati d’animo, situazioni. Dal gennaio 2018 al gennaio 2020 direi che le situazioni sono state sostanzialmente sovrapponibili: curiosità “positiva” per cosa sarebbe successo e progetti professionali.

Un cambio di passo

Poi c’è il “cambio di passo” imposto dagli eventi del 2020 che trasformano gli appuntamenti del gennaio 2021 e anche di questo gennaio 2022. Sono, quindi, al quarto anno di aggiornamento del post. Rileggendolo, alcune parti del testo sono ancora attuali e le ripropongo. Altre le ho cancellate (non valeva la pena di conservarne traccia), altre le ho riscritte alla luce di come siamo messi oggi, 2 gennaio 2022.

Testo che risale al 2018 e che va ancora bene:

Bilanci e propositi, ecco quello che si fa a fine e inizio anno. Che io, poi, tutta questa voglia di festeggiare l’anno nuovo non l’ho mai avuta. Forse perché 3 gg dopo compio gli anni e mi sembra che ad ogni cambio d’anno in realtà gli anni che passano siano due: uno quello che entra e uno quello del mio compleanno.

Nella nostra nuova dimensione social condividiamo nei nostri post bilanci e propositi. Cosa ho fatto e cosa mi piacerebbe fare. E’ giusto fare un bilancio di quello che si è riusciti a fare e di quello che è rimasto nei nostri desiderata. E’ una sorta di stato avanzamento progettuale, dove il progetto è la nostra vita. Poi ci sono i propositi: cosa vorrei fare, cosa riuscirò a fare, cosa mi lasceranno fare.

Devo ammettere che quando rileggo la frase che segue, mi fa sempre un certo effetto, soprattutto dal capodanno 2021:

Il 2018 mi riserverà delle sorprese: lo hanno fatto tutti gli anni, perché questo dovrebbe essere da meno?

Sorprese

Già. Nel 2018 e 2019 non ci sono state, in effetti, particolari soprese. Il 2020 è stato terrificante per la mia famiglia, a prescindere dal Covid. Poi ci si è messa la pandemia con tutto quello che ha comportato nel 2020, nel 2021 e che si prospetta anche nel 2022 visti i numeri da record per i contagi, per non parlare dei 137mila morti.

Il 2 gennaio 2020 i quotidiani titolavano di argomenti vari: dalle Autostrade alle assunzioni per il pubblico impiego.

Nel giro di pochi giorni è iniziato tutto, con una data stampata nella mente: 22 febbraio 2020.

Chi poteva anche solo immaginare cosa sarebbe successo o meglio, le dimensioni di cosa sarebbe successo?

Queste, invece, sono le prime pagine del 3 gennaio 2021: si parla di vaccini e di normalità (?). Ci sembrava quasi incredibile che durasse ancora e con i vaccini speravamo che il diffondersi della malattia si sarebbe fermato.

E questa è la situazione oggi, 2 gennaio 2022.

Bilanci e propositi

Nel 2018 scrivevo: cambierà certamente qualcosa nella mia vita, in quella professionale sicuramente (diventerò un freelance), in quella personale probabilmente. Oggi (2 gennaio 2022 aggiorno i dati) sono un freelance da 3 anni e mezzo e mi piace molto (confermo).

E ora veniamo ai propositi. Come scrive Annamaria Testa …

È un classico: all’inizio di ogni anno facciamo buoni propositi, spesso impegnandoci a raggiungere obiettivi importanti. E dopo qualche mese ce ne siamo già dimenticati. La notizia è che impegnarsi per raggiungere grandi obiettivi è un’idea meno buona di quanto comunemente si crede. Ed è un’idea non buona perché, semplicemente, non funziona. Ad affermarlo è l’Harvard Business Review, che titola: per raggiungere grandi risultati, cominciate da piccole abitudini. […]

Credits

Piccole abitudini

Secondo l’HBR, oltre al risparmio di cognizione e attenzione, nel coltivare abitudini c’è un importante vantaggio ulteriore. Riguarda precisamente il cambiare o migliorare i nostri comportamenti.  E riguarda proprio il fatto che spesso falliamo perché pretendiamo di farlo in modo troppo improvviso, e radicale. 
Così, scrive HBR, l’uomo che non ha mai fatto esercizio fisico si propone di fare ginnastica almeno mezz’ora ogni giorno. La donna che sta incollata all’email fino a mezzanotte si propone di leggere ogni sera per un’ora prima di addormentarsi. L’uomo che si è appena ingozzato con un secondo dessert si propone di abolire da subito qualsiasi tipo di dolce. […] i grandi obiettivi chiedono grandi sforzi, coerenza e una dedizione totale. Molto meglio cominciare con microabitudini: piccole cose facili da fare, che possono essere parti di un obiettivo più grande.

Carpe diem

E allora iniziamo il 2022 con abitudini piccole (da mantenere) e nuove: scrivere (in effetti ho scritto dal 2019 un toolbox all’anno e mi piacerebbe continuare), leggere di più (magari come suggerisce l’HBR con il ritmo di un paragrafo ogni giorno), dedicarmi finalmente a fare un minimo di attività fisica e poi? Poi vedremo …

Purtroppo la vita e gli eventi ci riservano situazioni che non avremmo mai pensato di dover vivere o almeno speravamo di evitare di vivere. Il Covid19 è “solo” una di queste sorprese (nel mio caso). Credo che si debba, a maggior ragione e ancora una volta, cercare di “cogliere l’attimo” perché il nostro non è mai stato (e lo sarà sempre meno) un tempo di certezze. E per riprendere le parole di Orazio:

«Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.»

«Mentre parliamo il tempo è già in fuga, come se provasse invidia di noi: cogli il giorno sperando il meno possibile nel domani.»

La filosofia oraziana si fonda sulla considerazione che ciascuno di noi non conosce il futuro e non può nemmeno determinarlo. Solo sul presente possiamo intervenire e quindi cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie e anche i dolori. Secondo Orazio il nostro vivere il presente, ci “protegge” da condizionamenti derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro. È una visione suggestiva, soprattutto in questi tempi connotati dalla incertezza e imponderabilità. Una visione che ci porta a guardare le cose da un’altra prospettiva. Ma il vero problema è avere la capacità di trovarla, l’altra prospettiva.