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Sulle ali leggere della danza: il mio mito, Carla Fracci

La danza classica è qualcosa di magico. Si socchiudono gli occhi, la musica inizia e si entra in una dimensione parallela fatta di fatica e di leggerezza, di dolore fisico e di sensazione di libertà. Ho fatto 12 anni di danza classica, 10 da piccola, negli anni delle elementari e medie e poi 2 da adulta (24 – 26 anni).

La mia maestra di danza era Maria Rosa Brunati, una delle insegnanti “storiche” di Ravenna e dell’area romagnola. Severissima, ci imponeva esercizi e disciplina. Gli esercizi erano terribili, ore di sbarra e se succedeva (come nel mio caso) che si fosse bravine, ti faceva fare ore in più perché così miglioravi o ti fermavi definitivamente (come poi è successo a me). Infatti, forse perché ho messo le scarpe da punta presto (troppo presto) a forza di sforzare i piedi con le punte di gesso ho avuto, dopo poco, un problema. La conseguenza è stata che ho dovuto smettere. È stato un dolore lacerante, ma si sono dovuta piegare. Ero adolescente, il mio sogno era continuare e invece …

Le lezioni e Carla Fracci

Quando eravamo alla sbarra e lei, la maestra, ci esasperava con le sue indicazioni (tieni dritta quella testa, tira il collo del piede, ruota bene la gamba, …) ci diceva: ma cosa credete che la Carla Fracci non faccia fatica? E nei momenti topici, quando eravamo in difficoltà: pensate alla Fracci, cosa farebbe lei?

Un mito, un esempio. Ci faceva vedere le foto e i video della Fracci, ci raccontava la sua vita da spinazzit al teatro alla Scala. Era il nostro esempio, il nostro mito. Dovevamo diventare come lei: magrissime, eleganti, forti, perfette. Non era facile.

Ma dopo tanta fatica, quando partiva la musica e salivi sulle punte, spariva tutta. Non sentivo nemmeno il male al piede. Mi sembrava di volare, di avere le ali. Poi c’era il ritorno sulla terra: toglievo le scarpe e, soprattutto una, era sempre piena di sangue. E così è stato per tanto tempo fino a quando ho dovuto smettere.

Da grande

Sono passati gli anni, la laurea e anche il periodo in Olivetti. Rientrata a Ravenna ho iniziato a fare un corso di ginnastica tenuto sempre nella mia “vecchia” scuola di danza e sempre dalla mia maestra. Dopo due mesi mi ha convinta a riprendere: però, ero diventata grande e potevo tenerle testa. Condizioni: solo mezza punta e niente saggi. E allora ho ripreso a fare la sbarra e a fare tanta fatica ma ho anche ricominciato a volare. Un breve periodo in cui mi sono ripresa le ali.

Carla Fracci

Carla Fracci
Credits

Ho visto quasi tutti i video dei suoi balletti, potrei citare a memoria come faceva i fouettè e i cambrè. Il mio preferito? Le variazioni dal 1 atto di Giselle (questo è il video del 1969). Si noti il collo del piede, la perfezione delle pirouettes (la punta del piede appoggiata alla gamba che ruota) e … tutto.

Da adulta ho avuto modo di vederla in teatro in due occasioni: la prima volta una emozione così grande, da lacrime, al punto che non sono quasi riuscita a vedere i passi. Poi la seconda volta solo la gioia di guardare uno splendore: una donna e un’artista straordinaria. Il mio mito. Arrivederci Carla, le ali che avevi già in terra ti porteranno in alto, nel cielo.

Milano 1936 – 2021