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Rapporto Io sono Cultura 2017: lettori e non lettori

Rapporto Io sono Cultura 2017 un appuntamento “per fare il punto sul ruolo della cultura e della creatività nel nostro Paese”.

Realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con la Regione Marche, il Rapporto Io sono Cultura è giunto alla sua 7° edizione.

I dati globali presentati il 28 giugno sono positivi.

Al Sistema Produttivo Culturale e Creativo (industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico, performing arts e arti visive, produzioni creative-driven) si deve il 6% della ricchezza prodotta in Italia: 89,9 miliardi di euro. Dato in crescita dell’1,8% rispetto all’anno precedente”.

“Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (da solo, senza considerare gli altri segmenti della nostra economia) dà lavoro a 1,5 milioni di persone, il 6% del totale degli occupati in Italia. Dato anch’esso in crescita: +1,5%”.

Il Rapporto, come sempre molto articolato, tocco le varie anime della Cultura e del sistema produttivo culturale.

Rapporto Io sono Cultura 2017

Quest’anno il capitolo dedicato al “Libro al tempo della lettura (digitale)” è a cura di Paolo Marcesini direttore di MEMO Grandi Magazzini Digitali.

Nella sua analisi parte dai dati ISTAT secondo i quali i non lettori in Italia sono il 57,6% della popolazione.

Cioè circa 33 milioni di italiani nel 2016 non hanno letto neanche un libro. Con un aumento di +6,8% rispetto al 2010. Il mercato del libro, invece cresce, di uno +0,3% rispetto al 2010.

Lasciando da parte valutazioni economiche e allarmismi inutili, il dato dei  non lettori  merita una riflessione.

Chi sono i non lettori?

Secondo il rapporto sono soprattutto:

  • uomini,
  • anziani (a causa di un titolo di studio più basso),
  • concentrati al sud del Paese.

Ma i non lettori, scrive Marcesini , sono aumentati  “anche tra le persone con i consumi culturali affluenti: tra coloro che vanno al cinema o a teatro, frequentano i musei, le mostre, i concerti, leggono i quotidiani, usano Internet e le nuove tecnologie.

Tra chi ha seguito “tre o più tipi di spettacoli fuori casa” i non lettori sono nel 2016 il 28,2% contro il 21,7% nel 2010 (la differenza è +6,5%) .

I non lettori sono 45,6% tra chi usa internet tutti i giorni, mentre erano il 30,9% nel 2010 con un aumento del 14,7%.

Chi svolge attività di comunicazione e socializzazione su internet passa dal 33,2% nel 2010 al 47,7%. E’ il 14,5% in più.

Mi sembrano percentuali significative anche se stiamo considerando un periodo di 7 anni .

Il tema è il leggere, indipendentemente che lo si faccia con un libro o un ebook (il digitale è un falso problema).

Se mi piace leggere scelgo la versione per me più comoda e piacevole.

Rapporto Io sono Cultura 2017

Leggere meno perchè?

  • Manca il tempo (veramente ?)
  • Non trovo proposte di lettura interessanti (in effetti autori prettamente commerciali non mancano 🙂 )
  • E’ insufficiente la promozione della lettura (ma come viene fatta?)
  • C’è la crisi e quindi le persone non spendono in libri (abbiamo le biblioteche o ce ne siamo dimenticati?)
  • La scuola non forma cittadini-lettori
  • Leggere non è di moda (???)

E mi fermo qui. Ho elencato alcune delle motivazioni che si leggono in molti articoli sul tema .

Non c’è UNA causa della nostra “non lettura“, problema endemico del nostro Paese.

Certamente è un mix di fattori. Probabilmente alcuni di quelli elencati.

E’ anche cambiata la gestione del tempo, la rete ha modificato il nostro modo di organizzare il nostro tempo libro (sono d’accordo con Marcesini).

Sono cambiate le abitudini. Sempre secondo il Rapporto, Emons ha aumentato del 20% la vendita di audiolibri. Gli audiolibri sono molto richiesti (e movimentati) anche dai lettori delle biblioteche. Ascoltare è un altro modo di leggere (1).

Annamaria Testa evidenzia  in un recente articolo, la necessità di sostenere le biblioteche. […]  “infrastruttura culturale tanto trascurata quanto indispensabile per preservare la propensione alla lettura (che, aggiungo, è fragile e va coltivata. Leggere è sì gratificante, ma anche faticoso. Meno le persone sono allenate a leggere, meno sono propense a farlo). Non a caso, è proprio nei comuni più piccoli e meno serviti che si perdono più lettori tra il 2010 e il 2015″

Come non potrei non essere d’accordo (ok, sono di parte) 🙂

Rapporto Io sono Cultura 2017

Credo che un elemento fondamentale, spesso trascurato, sia fare un buon marketing della lettura.

Che, per dirla sempre con le parole di Annamaria Testa “non significa “vendere i libri come se fossero saponette”, ma trovare modi efficaci per far incontrare buoni libri e lettori interessati, e per incoraggiare la lettura trasformando lettori deboli o potenziali in lettori effettivi.

Ma soprattutto “promuovere, prima ancora che i libri, la lettura (qualsiasi tipo di lettura) restituendole accessibilità, desiderabilità e valore”. Questo è il punto.

Le biblioteche fanno miracoli con i mezzi di cui dispongono nella promozione della lettura. Ma occorrere fare di più.

Occorre intercettare nuovi pubblici proponendo nuove modalità di incontro con la lettura.

Utilizzando un linguaggio chiaro ma non banale. Efficace. Coinvolgente.

In questo i nuovi processi di marketing digitale ci possono essere di aiuto.

Interessante anche questo articolo  che fornisce spunti per riflessioni sull’argomento.

Perchè tutto questo?  Perchè … “per sognare non bisogna chiudere gli occhi, bisogna leggere” (Michel Foucault).

 

 

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(1) E’il titolo di un intervento di Barbara Poli della Fondazione Querini Stampalia in un convegno tenuto a Ravenna a fine 2015 .